sabato 19 luglio 2008

Qui dobbiamo aspettare per vedere !!!


Sudan, Cina: "grave preoccupazione" per richiesta arresto Bashir

PECHINO (Reuters) - La Cina ha espresso "grave preoccupazione e timori" oggi riguardo la risoluzione della Corte Penale Internazionale (Icc) che chiede l'arresto del presidente del Sudan con l'accusa di genocidio nella regione del Darfur.

Mentre il procuratore della Corte spera nell'arresto del presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, la Cina deve prendere una decisione circa le sue relazioni con il leader africano, a poche settimane dall'inizio dei Giochi Olimpici che aprono un nuovo spiraglio alle pressioni internazionali.
"Le azioni dell'Icc devono portare dei benefici alla stabilità del Darfur e a una giusta soluzione del problema, non il contrario", ha detto durante una conferenza stampa ordinaria il portavoce del ministero degli Esteri cinese Liu Jianchao.
Pechino da anni lavora alla sua politica energetica in Sudan e mira a ottenere un posto di riguardo al tavolo dei trattati di pace in Darfur. La decisione dei procuratori dell'Icc rende questo processo molto più arduo, con le parti in causa che attendono di vedere se Pechino cercherà di sospendere l'azione legale attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Liu ha detto che la Cina ha consultato altri membri del Consiglio di Sicurezza Onu e che "spera di ottenere il consenso delle parti di rilievo".
Il procuratore della Corte Penale Internazionale Luis Moreno-Ocampo ha reso note le proprie accuse ieri, attribuendo a Bashir la responsabilità di aver orchestrato genocidi, crimini contro l'umanità e crimini di guerra in Darfur, la regione occidentale del paese africano duramente colpita dalla guerra.
La Cina è uno dei maggiori investitori nel settore petrolifero in Sudan e, pressata dalla comunità internazionale, ha appoggiato qualche tempo fa una risoluzione Onu che autorizza una forza di peace-keeping ibrida Onu-Unione Africana e convinto Bashir ad accogliere i contingenti nel paese.

الصين تدعم السودان وترسل اخر دفعة من قواتها المشاركة فى قوة حفظ السلام
فى اول رد فعل لها على طلب المدعى العام لمحكمة الجنائية الدولية بأعتقال الرئيس السودانى اعربت الصين عن اسفهاا و بالغ انشغالها بصدور هذا الطلب وقال المتحدث باسم وزارة الخارجية الصينية ان بلاده تامل ان تكون قرارات محكمة الجنايات الدولية لصالح الاستقرار فى دارفور ولتسهيل التوصل الى حل للازمة وليس العكس
وفى الوقت الذى تقوم فيه بعض الدول بسحب قواتها فى قوة حفظ السلام الدولية من دارفور اعلنت الصين انها ستقوم يوم غد الاربعاء بارسال آخر دفعة من قواتها المشاركة (400) فى قوة حفظ السلام البالغ عددها 172 جندى وهى الجزء الاخير من القوات التى تساهم بها الصين فى قوات حفظ السلام الدولية واكدت الصين ان هذه التطورات لن تؤثر على علاقتها المتنامية مع السودان واعتبرت ان هذه العلاقات علاقات طبيعية تصب فى خدمة ومصلحة الشعبين الصينى والسودانى مشيرة الى انها ستبذل المزيد من الجهود فى اطار مجلس الامن الدولى و محكمة الجنايات الدولية من اجل عدم تفاقم الوضع اكثر.

sabato 5 luglio 2008


تقرير: وزير الخارجية البريطاني يزور السودان الأربعاء



ستركز مناقشات وزير الخارجية البريطاني على أزمة دارفور

(CNN) -- من المتوقع أن يبدأ وزير الخارجية البريطاني ديفيد ميليباند الأربعاء زيارة رسمية إلى السودان تستهدف العلاقات الثنائية بين البلدين، ودفع العملية السلمية بإقليم دارفور، وفق مصادر سودانية.

ونقلت وزارة الخارجية السودانية في بيان على موقعها الإلكتروني أن ميليباند سيجري حواراً عميقاً حول إقليم دارفور لتوحيد الرؤى بين الخرطوم ولندن لتعزيز السلام في الإقليم.

وستتركز الزيارة على مناقشة القضايا ذات الاهتمام المشترك ومسار اتفاقية السلام وخطوات تنفيذها، إلى جانب المساعدات الفنية واللوجستية التي يمكن أن تقدمها بريطانيا لدفع العملية السلمية في دارفور، وفق الوزارة.

وكانت لندن قد تقدمت باقتراح لاستضافة محادثات سلام بين الحكومة ومتمردي دارفور.

وعرض رئيس الوزراء البريطاني غوردون براون في إبريل/نيسان الماضي استضافة بلاده لمحادثات سلام حول أزمة الإقليم الغربي.

وقال ناطق باسم براون، رفض الكشف عن هويته وفق السياسة المتبعة: "هذه دعوة رسمية لعقد المباحثات في لندن"، إلا أنه لم يكشف عن الأطراف المدعوة للاجتماع، أو حتى إمكانية وموعد انعقاده.

وتقدر الأمم المتحدة مصرع أكثر من 200 ألف شخص في النزاع المسلح الذي اندلع في الإقليم الغربي الشاسع بين فصائل تمرد والقوات السودانية عام 2003. وأدت المواجهات إلى نزوح نحو 2.5 مليون شخص من مناطقهم.

وكانت بعض فصائل التمرد قد قاطعت مباحثات سلام سابقة مما أدى لإلغاء أو فشل تلك المفاوضات.

وطالب رئيس الوزراء البريطاني بتسريع وتيرة نشر قوات حفظ السلام الدولية في الإقليم، مشيراً إلى أنه سيبدأ العمل مع الأمم المتحدة والولايات المتحدة وقادة الاتحاد الأفريقي خلال الأسابيع المقبلة لاستئناف عملية السلام.

Sudan/Darfur: Consegnate a palazzo Chigi 13.000 firme per stop a violenze
giovedì 03 luglio 2008
Non c'è Pace senza Giustizia e Partito Radicale nonviolento
Giovedì 3 luglio, alle ore 12.00, una delegazione del Partito Radicale Nonviolento e di Non c'è Pace Senza Giustizia, fornata da Matteo Mecacci, deputato radicale eletto nel PD, Vice-Presidente del Partito Radicale Nonviolento, Marco Perduca, Senatore radicale eletto nel PD, Vice-Presidente del Partito Radicale Nonviolento, Gianfranco Dell'Alba, Segretario di Non c'è Pace Senza Giustizia, Bruno Mellano, Presidente di Radicali italiani, Antonella Casu, Segretaria di Radicali italiani, Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali Italiani, Antonella Dentamaro, coordinatrice delle Attività italiane di Non c'è Pace Senza Giustizia ha consegnato al Governo una petizione internazionale, sottoscritta da 13.000 cittadini di tutto il mondo, che chiede ai Paesi del G8 di intervenire sulla situazione del Sudan.
L'iniziativa rientra nel quadro della campagna "Stop Arms to Darfur", che vede riunite oltre cinquanta organizzazioni internazionali nella richiesta ai Paesi del G8 di intervenire con urgenza per porre fine alla violenza e all'impunità per gli atroci crimini commessi in Darfur. In particolare si chiede che il G8 adotti una dichiarazione con questi cinque punti fondamentali:
1. Ferma condanna alle rinnovate violenze in Darfur e richiamo a tutte le parti in causa affinchè rispettino l'accordo di cessate il fuoco.
2. Condanna della violazione in corso dell'embargo sulle armi secondo quanto stabilito dalla Risoluzione 1591 del Consiglio di Sicurezza. Richiamo a tutti gli Stati affinchè fermino il trasferimento diretto o indiretto di armi in Darfur.
3. Offrire assistenza da parte degli stati Membri del G8 affinchè le forze UNAMID abbiano gli equipaggiamenti tecnici necessari al dispiegamento immediato delle forze di pace.
4. Stesura di un piano specifico attraverso il quale i Paesi del G8 contribuiranno all'effettivo percorso di pace in Darfur e all'attuazione dell'Accordo di Pace (CPA).
5. Sostegno agli sforzi già in atto per ottenere giustizia e porre fine all'impunità per le atrocità e i crimmini contro l'umanità commessi in Darfur. Sostegno alla adozione di sanzioni nei confronti del Sudan qualora continui a non cooperare con la Corte Penale Internazionale.
Analoghe manifestazioni si terranno in tutte le capitali dei Paesi del G8 in vista del Summit di Hokkaido del 7-9 luglio prossimi: le organizzazioni inglesi consegneranno le firme a Downing Street, quelle americane alla Casa Bianca e così presso tutti le sedi dei governi.
Link all'audiovideo della manifestazione a Roma ripresa da Radio Radicale.

Leggi e firma la petizione ai leaders del G8
Leggi la lettera firmata da 50 organizzazioni internazionali

lunedì 30 giugno 2008

Pace e sviluppo




Mandela, festa per il padre del Sudafrica


«Il nostro lavoro non è ancora finito, c’è troppa povertà e oppressione per i più deboli»
Il nome di Nelson Mandela, attivista sudafricano segregato in un carcere per 27 anni, diventato prima il simbolo della lotta contro l’apartheid poi il padre di una nazione giovane che purtroppo ha continuato a soffrire anche dopo il passaggio incruento alla democrazia, non smette di calamitare le coscienze del mondo occidentale. Nel giugno del 1988 il rock festeggiò i suoi 70 anni allo stadio di Wembley, ma soprattutto lanciò una campagna mondiale per far liberare Mandela. Ieri, nel maestoso Hyde Park, lo stesso mondo, pur con qualche differenza di cast, ha festeggiato i suoi 90 anni in uno scenario molto più complesso: dalle tensioni razziali all’interno dello stesso Sudafrica allo spettro devastante dell’Aids che sta falcidiando il popolo africano, sino alla vergogna delle violenze in Zimbabwe del regime Mugabe.
E Mandela ha ripagato artisti e pubblico mondiale, in Italia lo show era in diretta senza interruzioni pubblicitarie su Mtv, con un breve discorso da guida spirituale e morale: «Vent’anni fa Londra ospitò un concerto che chiedeva la mia libertà, che mi ispirò in prigione. Stasera sono qui libero e mi sento onorato. Ma anche se siamo qui a festeggiare, il nostro lavoro non è finito. Perché c’è povertà, oppressione, Aids. Vogliamo portare la libertà a tutti e stasera, a quasi 90 anni, dico che è tempo di avere nuovi aiuti per sollevare questo fardello».
Emozionato, un po’ sofferente, appoggiandosi a un bastone Mandela arriva a metà dello show, accompagnato dalla moglie Graca Machel. Sul palco si affacciano tutte le star: Amy Winehouse, Peter Gabriel, Queen e Simple Minds, Joan Baez, Annie Lennox, Sugababes e Leona Lewis. C’è Will Smith con la moglie Jada Pinkett Smith, cerimonieri dello show. E proprio l’attore americano, poco prima. ricorda una frase di Peter Gabriel: «Una volta ha detto: se il mondo potesse scegliersi un padre, la nostra scelta cadrebbe sicuramente su Nelson Mandela». Poi l’happy birthday oceanico di Hyde Park, e più tardi, trasmesso in diretta ma non da Londra, quello di Bono e The Edge con “Happy Birthday” di Stevie Wonder. E ancora, l’invito di Mandela: «Continuate a sostenere 46664». Ecco, la cabala di questi cinque numeri, che per tutta la prigionia hanno identicato l’attivista dell’ANC e che ora sono il simbolo della fondazione per la lotta all’Aids, guida con forza uno spettacolo così diverso dallo stardom di altre iniziative umanitarie, a cominciare proprio da Live 8 tenuto a Hyde Park nel luglio 2005. C’è più Africa e meno Occidente, nel cast che affolla il palco. Zucchero canta “Everybody’s got to learn sometime” e nelle quinte dice: «È sempre un onore essere qui per rendere omaggio a questo grande uomo, che tanto ha fatto e tanto continua a fare per la lotta all’Aids, che non è stato affatto debellato». Annie Lennox è la più battagliera a spiegare quello che proprio non va nel nostro rapporto con chi soffre e non ha nulla: «Speriamo che questo evento serva in futuro, dobbiamo fare assolutamente qualcosa per prevenire un nuovo genocidio. Lo abbiamo detto tante volte, qui si tratta di difendere i diritti umani. C’è gente che non può far rispettare quello fondamentale di tutelare la propria salute. Per milioni di africani questa prerogativa è negata». Poi fa vedere il volto scavato e sofferente di una ragazzina e, pochi minuti dopo, una fotografia ritrare la cantante scozzese con un’altra ragazzina, questa volta serena e in salute: «Ecco come si deve curare una persona, ecco cosa possiamo fare. Ci sono milioni di bambini nelle stesse condizioni che aspettano il nostro aiuto».
برلسكوني يبحث موضوع الهجرة مع القذافي
يقوم رئيس الحكومة الايطالية سيلفيو برلسكوني بزيارة رسمية لليبيا يجتمع خلالها بالزعيم الليبي معمر القذافي.
وجاء في بيان اصدره مكتب رئيس الحكومة الايطالية ان برلسكوني اجرى محادثات مع القذافي ضحى الجمعة، ثم حضر مأدبة غدا اقامها على شرفه الزعيم الليبي.
ومن المقرر ان يغادر برلسكوني ليبيا عائدا الى بلاده في وقت لاحق من يوم الجمعة.
ومع ان مسؤولي الجانبين لم يفصحوا عن طبيعة المواضيع التي ناقشها الزعيمان، يعتقد انهما بحثا مسألة الهجرة غير الشرعية من ليبيا الى اوروبا عن طريق ايطاليا.
وما برحت الحكومة الايطالية تطالب ليبيا منذ سنوات تعزيز دورياتها البحرية لاعتراض القوارب التي يستخدمها المهاجرون.
وتشير الاحصائيات الايطالية الرسمية الى ان زهاء 16,500 مهاجر غير شرعي وصلوا الى الشواطئ الايطالية قادمين من ليبيا في العام الماضي 2007.
كي مون يأمل أن تشارك اليابان بمهمة بالسودان

طوكيو – العرب اونلاين – وكالات : قالت وكالة كيودو اليابانية للأنباء السبت إن بان كي مون الأمين العام للأمم المتحدة قال إنه يأمل أن تشارك القوات اليابانية في عمليات حفظ السلام التابعة للأمم المتحدة في السودان.

ونقل عن بان قوله قبل زيارة لليابان في المرحلة الأولى من جولة يقوم بها لآسيا \"أتمنى أن تساهم اليابان ذات القدرات الكبيرة بشكل أكبر في مجالات متخصصة للغاية مثل مجالات الهندسة والنقل والتموين\".

وأبلغ مسؤولون حكوميون يابانيون رويترز في مايو آيار أن طوكيو في المراحل النهائية من اتخاذ قرار بخصوص ما إذا كانت سترسل قوات إلى جنوب السودان.

وطوكيو حريصة على المشاركة في عمليات الأمم المتحدة بالسودان في محاولة لدعم طموحاتها بالحصول على مقعد دائم في مجلس الأمن.

إلا أن دستور اليابان السلمي يقيد مشاركتها في أنشطة عسكرية خارج البلاد ويحظر عليها استخدام القوة لتسوية نزاعات دولية.

وقد وصل الامين العام للامم المتحدة بان كي مون السبت الى اليابان المحطة الاولى في جولة اسيوية تستمر اسبوعين سيزور خلالها كذلك الصين وكوريا الجنوبية ويشارك في قمة مجموعة الثماني في هوكايدو، على ما افاد مسؤول في المطار.

ومن المقرر ان يبقى بان كي مون في اليابان حتى الاول من تموز/يوليو ويلتقي رئيس الوزراء ياسو فوكودا ووزير الخارجية ماساهيكو كومورا والامبراطور اكيهيتو.

وهذه اول زيارة لبان الى اليابان منذ اختياره امينا عاما للامم المتحدة مطلع العام الماضي. وينتقل بعد اليابان الى الصين ومن ثم الى بلاده كوريا الجنوبية.

وبعدها ينتقل بان الى توياكو في شمال اليابان للمشاركة في قمة مجموعة الدول الثماني الصناعية الكبرى.

venerdì 27 giugno 2008

Arrestato il rapresentanti de Darfur in Italia a chad



Partito democratico, adesso un'italia nuova
Articolo pubblicato in INTERNAZIONALE su www.partitodemocratico.it
il 25 giugno 2008
Rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia arrestato in Ciad
Accusato di spionaggio
Il Ciad ha accusato ed arrestato Suleiman Ahmed per spionaggio. Un’accusa da prendere per le molle perché Ahmed è anche il rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia. Come si legge su Africa news Ahmed è un uomo che da sempre lavora per il proprio popolo, da troppi anni costretto a subire crimini efferati. Ahmed, tanti anni fa, dopo aver messo in salvo la sua famiglia in un campo profughi in Ciad, venne in Italia per denunciare la mondo intero il genocidio in atto nel suo Paese, per far conoscere a tutti il dramma dei bambini soldato.

Da qualche mese Ahmed era tornato in Ciad per rincontrare la sua famiglia, per scattare qualche foto, per proseguire il suo preziosissimo lavoro. Ma qualche giorno fa (13 giugno) Suleiman Ahmed è stato arrestato dagli uomini dei servizi del Ciad in un campo profughi a nord dello Stato africano. Il governo di N’Djamena, la Capitale, ha “giustificato” l’arresto collegando Ahmed agli agenti del governo da sempre impegnati a destabilizzare l’autorità dello Stato confinante. Il Sudan infiltrerebbe agenti nei campi profughi per corrompere le autorità, per sobillare i profughi, un po’ – è sempre il governo del Ciad ad asserirlo – il lavoro che Ahmed svolgerebbe in Italia.

“Del Sudan non si parla – dichiarò Ahmed nel 2004 ad un giornalista – la stampa qui quasi ignora la tremenda guerra che sta distruggendo il mio Paese. Noi abbiamo dovuto scegliere la lotta armata dopo che il governo non faceva nulla per la nostra gente e non si riusciva a raggiungere alcun accordo politico. Nel marzo dello scorso anno abbiamo preso le armi”. Questo era ed è ciò che muove Ahmed, un sudanese che ama il suo popolo e che vide morire sotto i bombardamenti sua figlia appena quattordicenne.

Da anni la stampa internazionale e le organizzazioni non governative accusano il presidente Omar al-Bashir, salito al potere con un golpe nel 1989, e il suo Fronte nazionale islamico di perseguitare, torturare ed uccidere le etnie di religione cristiano-animista presenti nel sud del Paese e tutti coloro che si oppongono al suo regime. Nel 2003 iniziò una durissima guerra tra le forze governative e le milizie del nord, del Darfur. Omar al-Bashir fautore di uno stato islamico e fondamentalista nel 1991 sostituì il codice penale vigente con i dettami della Shari’a.

Va anche ricordato che nel ’91 Osama Bin Laden stabilì proprio in Sudan la sua base operativa, da dove se ne andrà cinque anni dopo, a causa delle pressioni statunitensi. Il 1991 fu anche l’anno in cui il presidente al-Bashir diede il via ad una serie di riforme funzionali ad accentrare il potere nelle sue mani. E’ il 2003 quando gli scontri con le milizie del Darfur si tramutano in una guerra vera e propria tanto che nel 2004 il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, parla di pulizia etnica e nel 2005, il Sudan, ingaggia una guerra “sporca” con il Ciad. Una guerra fatta di sconfinamenti, di ruberie e devastazioni di ogni genere. Da allora i due stati si accusano vicendevolmente di continui sconfinamenti, raid e massacri ai danni delle popolazioni che vivono sul confine.

R.dS.
wwww.partitodemocratico.it

mercoledì 25 giugno 2008

Il giorno del sfolati Darfuriani






talians for Darfur e Human Rights First insieme per i diritti umani in Darfur: appello al G8 di luglio

Pubblicato il 24/06/2008 | Mauro Annarumma

Gruppo per la difesa dei diritti umani presente nei paesi del G8 e in Sudan fa appello ai leader nazionali perché nel summit di luglio sostengano la causa contro le violenze nel Darfur.

Una coalizione internazionale composta da oltre 40 Organizzazioni Non Governative provenienti da tutti e otto i paesi del G8 ha fatto oggi appello ai leader delle rispettive nazioni chiedendo una decisa presa di posizione a supporto di azioni concrete e tempestive che possano terminare la crisi nel Darfur.

La coalizione è guidata dal gruppo Human Rights First e comprende al suo interno ONG del Sudan stesso ma anche di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e USA. Proprio oggi la coalizione ha inviato una lettera aperta indirizzata ai leader del G8, ai quali si rivolge per insistere in merito all’adozione di misure precise volte alla risoluzione della crisi nel Darfur, anche in conseguenza delle dichiarazioni emerse nel corso del summit tenutosi a Hokkiado, in Giappone. Tali misure includono la cessazione delle violenze, l’immediato dispiegamento di forze di pace (UNAMID), lo stop ad ogni ingresso di armi nel Darfur, la ridiscussione dei processi di pace e l’individuazione delle responsabilità, nonché delle conseguenti pene, nei confronti dei responsabili delle atrocità commesse nella regione.

“La crisi in Darfur si prende una pausa senza ragione, in attesa della riunione del G8. Questi leader hanno la responsabilità di usare la loro influenza per fare pressione sia sul Sudan che sui suoi partner, complici di supportare o addirittura alimentare direttamente le violenze” dice Betsy Apple, direttore del Programma Crimini Contro l’Umanità alla Human Rights First. “I tempi in cui si poteva mostrare affranti senza però muovere un dito per cambiare le cose sono ormai terminati. I membri del G8 ora devono esprimersi in maniera inequivocabile, impegnandosi nel garantire tutta la loro influenza per porre fine alla crisi nel Darfur”.

La coalizione chiede un’espressione più decisa e specifica rispetto a quella dello scorso anno, che includa come quello dei flussi di armi nel Darfur. Il summit del G8 fornisce l’opportunità per sollecitare i Paesi all’interruzione del trasferimento di armi nel Darfur, peraltro in violazione della Risoluzione 1591 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che impone l’embargo sulle armi proibendone la spedizione ad ogni nazione per quanto riguarda armi destinate direttamente o indirettamente al Darfur. Maggior fornitore di armi leggere del Sudan è la Cina.

La coalizione sta cercando inoltre di contrastare le violenze cha avvengono nella regione, sia attraverso un incremento negli sforzi di pace nel Darfur, sia attraverso la ridiscussione dell’Accordo globale di pace Nord/Sud. Infine, riconoscendo che pace e giustizia sono strettamente correlate, la coalizione vorrebbe che il G8 fosse assolutamente deciso nel sostenere la giustizia e l’individuazione dei colpevoli per le atrocità commesse dai diversi reparti durante il conflitto.

I membri della coalizione includono:

Canada: Canadians Against Slavery and Torture in Sudan, Save Darfur Canada, STAND Canada.
France: Collectif Urgence Darfour, Fédération Internationale des Droits de l'Homme (FIDH).
Germany: Darfur-Hilfe Verein e.V, Society for Threatened Peoples.
Italy: Comitato Collaborazione Medica (CCM), Italians for Darfur, Missionari Comboniani, No Peace Without Justice.
Japan: Human Rights Now, Japanese for Darfur.
Russia: Center for the Development of Democracy and Human Rights, The Institute of Human Rights, The Moscow Helsinki Group.
Sudan: Khartoum Centre for Human Rights and Environmental Development, Sudan Social Development Organization.
United Kingdom: Aegis Trust, International Action Network on Small Arms (IANSA), Sudan Organization Against Torture.
U.S.A.: American Jewish World Service, Americans Against the Darfur Genocide, Buddhist Peace Fellowship, Colorado Coalition for Genocide Awareness and Action, Darfur Action Group-Northwest Bronx/Yonkers, Darfur Metro, Dream for Darfur, ENOUGH,Essex County Coalition for Darfur,Genocide Intervention Network, Genocide No More-Save Darfur, Human Rights First, Humanity United, Investors Against Genocide, Jewish Council for Public Affairs (JCPA), Jewish World Watch, Jews Against Genocide, New York City Coalition for Darfur, Physicians for Human Rights, San Francisco Bay Area Darfur Coalition: Darfur Peace and Development, SaveDarfurWashingtonState, STAND, Stop GENOCIDE Now, Team Darfur, Westchester Darfur Coalition.

IL GIORNO DEL SFOLATI DARFURIANI E DELLA VERGONIA DI UN GOVERNO CHE HA GESTITO MALE LA PRIMA CENTILA DI QUESTA GUERRA TRA FRATELLI E NAZIONE UNICA DA SECOLI......AZIM

lunedì 23 giugno 2008

Darfur stupri e la resoluzione del ONU




Risoluzione 1820, no alla violenza sessuale in zone di guerra
di Anna Bono - 21 giugno 2008
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all'unanimità il 19 giugno una risoluzione in cui si afferma che «stupro e altre forme di violenza sessuale possono rappresentare un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o uno strumento di genocidio». Il Consiglio prende quindi in considerazione l'adozione di «misure contro le parti che, in situazione di conflitto armato, commettono stupri», non escludendo di deferire i colpevoli alla competente Corte Penale Internazionale dell'Aja. La risoluzione inoltre chiede a tutte le parti coinvolte in conflitti armati l' «immediata e completa cessazione» di ogni forma di violenza sessuale contro civili e rivolge al Segretario generale dell'ONU l'invito a trasmettere al Consiglio, entro il 30 giugno 2009, un rapporto che documenti i casi in cui la violenza sessuale «è stata ampiamente e sistematicamente usata contro i civili». Human Rights Watch, una delle maggiori organizzazioni non governative per la difesa dei diritti umani, ha definito la risoluzione «un atto storico». Più concretamente, Condoleezza Rice, che presiedeva la riunione del Consiglio, ha dichiarato che «la risoluzione fissa un meccanismo per far venire alla luce quelle atrocità», portando ad esempio Birmania, Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Le parole del Segretario di Stato USA Rice evidenziano il punto debole della risoluzione che, senza dubbio, può favorire l'attivazione di un buon sistema di monitoraggio, per il quale si sono già sollecitati adeguati finanziamenti, ma che probabilmente può garantire ben poco in termini sanzionatori. È difficile infatti immaginare «misure contro le parti» che risultino davvero efficaci e men che meno può valere la minaccia di ricorrere alla Corte Penale Internazionale. Questo organismo, costituito per giudicare casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, si sta in realtà dimostrando, come era prevedibile, assai meno utile di quanto promesso: principalmente perché non dispone di una forza propria per eseguire arresti e deve perciò fare affidamento sui governi, a meno di ricorrere a metodi del tutto discutibili.
Proprio in questi giorni è scoppiato un caso clamoroso. Il procuratore della Corte, Luis Moreno Ocampo, ha rivelato alcune settimane fa di aver organizzato un'operazione, peraltro fallita, per dirottare un aereo su cui viaggiava il ministro per gli affari umanitari del Sudan, Ahmed Haroun. Il ministro da oltre un anno è stato accusato di crimini di guerra nel Darfur, insieme a Ali Kushayb, colonnello delle milizie arabe janjaweed che seminano morte e distruzione tra le etnie di origine africana di quella regione. Ma Khartoum ha finora rifiutato di consegnarli alla Corte dell'Aja sostenendo che la magistratura sudanese è perfettamente in grado di amministrare la giustizia e che la Corte non ha giurisdizione per giudicare nessun cittadino sudanese per qualsivoglia crimine: senza contare che le Nazioni Unite meglio farebbero a preoccuparsi dei ripetuti episodi di violenza anche sessuale di cui si rende responsabile il personale delle missioni di pace e dei campi per profughi, inclusi i caschi blu della Unmis, la missione incaricata di vigilare sull'applicazione degli accordi di pace che nel 2005 hanno posto fine alla guerra tra nord e sud Sudan, accusati all'inizio del 2007 di centinaia di casi di violenza sessuale, per giunta su minori.
Al momento, in effetti, forse solo la Repubblica Democratica del Congo ha consegnato spontaneamente alla Corte degli imputati: per la buona ragione che si tratta dei capi di movimenti armati antigovernativi dei quali il governo congolese si sbarazza volentieri. In compenso, l'incriminazione da parte del tribunale dell'Aja di Joseph Kony, fondatore del Lord Resistance Army, il movimento responsabile di 20 anni di guerra nel nord Uganda, ha contribuito involontariamente al fallimento dei negoziati avviati due anni fa per porre fine al conflitto. Kony infatti, come altri leader antigovernativi prima di lui, pone come condizione per deporre le armi la garanzia di non essere perseguito penalmente; anzi, sull'esempio della Sierra Leone, del Burundi e del Sudan, pretende di entrare nel governo e di integrare nell'esercito i propri combattenti: sono richieste che possono apparire assurde, ma in Africa spesso sono condizioni necessarie per la pace.

Anna Bono
bono@ragionpolitica.it




Mambo

MIA FARROW NON И PEGGIO DI BUSH?

Venerdм 20 giugno 2008

Mia Farrow, ex moglie di Woody Allen, attrice e attivista dei diritti umani, ha dichiarato al “Financial Times” che si и rivolta alla Blackwater Worldwide per tutelare i profughi del Darfur. La Blackwater Usa и la piщ grande compagnia militare privata che esiste. Un esercito ben addestrato e meglio armato di mercenari che chiunque, avendo denaro, puт assoldare. Bush ha utilizzato questa Private Military...






الأمم المتحدة تحذر من "ازمة غذائية" في دارفور
حذرت الأمم المتحدة من أن الملايين من سكان إقليم دارفور غربي السودان، قد يواجهون أزمة غذائية في غضون الأشهر القليلة المقبلة، إذا لم تتخذ الإجراءات الضرورية.
وقالت أهم وكالات الغوث التابعة للأمم المتحدة، ثمة عدة عوامل قد تؤدي إلى قيام "عاصفة تامة".
وذكرت هذه الوكالات من بين هذه العوامل حصادا هزيلا، والارتفاع المهول لأسعار المواد الغذائية، وانعدام الأمن، وتعرض قوافل المساعدات الغذائية إلى الهجوم والابتزاز.
وأدت كل هذه العوامل إلى تراجع الإمدادات الغذائية في الإقليم بنسبة 40 في المائة.
ودعت الأمم المتحدة السلطات السودانية إلى تطبيق اتفاق يقضي بتوفير الحماية العسكرية لقوافللا المساعدات الإنسانية بأهم طرق إقليم دارفور.
كما طالبت الحركات المسلحة المعارضة للخرطوم في الإقليم إلى التوقف عن ابتزاز تلك القوافل، والاستيلاء على ما تنقله من معدات ومواد غذائية. وكان برنامج الغذاء العالمي التابع للأمم المتحدة قد أعلن في منتصف شهر أبريل/نيسان الماضي قرار خفض امداداته من المساعدات إلى النصف لنحو ثلاثة ملايين شخص فى إقليم دارفور في السودان بسبب انتشار عمليات قطع الطرق.

sabato 21 giugno 2008