mercoledì 28 luglio 2010

Artistic community news!!



News : Rimaz Mirghani: I am far from the artistic community
and rumors

Crossed the artist Rimaz Mirghani pleased appearing for the second time through the program songs and songs, and said: that the program will prove itself in her career, will be a boost to her career, and denied that hit vanity, saying: I am far from the artistic community and the differences do not join me to them but to work. Therefore, far from the rumors that always affects artists Rzazha. She and I am available and very close to the people and to reduce social run. And the revival of the private parties said they are not professional art work because private parties and they just prefer the abyss of singing at festivals and forums and communities abroad.

Notizie : Rimaz Mirghani: Sono lontana dalla comunità artistica
e voci

Attraversato il artista Rimaz Mirghani contento appare per la seconda volta attraverso le canzoni del programma e canzoni, e disse: che il programma si rivelerà nella sua carriera, sarà una spinta alla sua carriera, e ha negato che la vanità colpito, dicendo: Io sono lontano dalla comunità artistica e le differenze non unirsi a me per loro, ma per lavorare. Pertanto, lontana dalle voci che colpisce sempre gli artisti Rzazha. Lei e io sono disponibile e molto vicino alla gente e ridurre correre sociale. E la ripresa delle parti private hanno detto che non sono opere d'arte professionale a causa feste private e hanno appena preferiscono l'abisso di cantare in festival e forum e le comunità all'estero.

: ريماز ميرغني : أنا بعيدة عن الوسط الفني والشائعات

عبرت الفنانة ريماز ميرغني عن سعادتها بظهورها للمرة الثانية عبر برنامج أغاني وأغاني ، وقالت : أن البرنامج سيثبت اقدامها في مشوارها الفني وسيكون دفعة لمسيرتها، ونفت أن يكون اصابها الغرور قائلة: أنا بعيدة عن الوسط الفني وعن الخلافات ولا يجمعني بهم سوى العمل. ولذلك بعيدة عن الشائعات التي دائما ما يصيب الفنانين رزازها. وتابعت أنا متاحة وقريبة جداً من الناس واجتماعية للحد البعيد. وعن احيائها للحفلات الخاصة قالت أنها ليست محترفة للفن عشان تعمل حفلات خاصة وأنها هاوية فقط وتفضل الغناء في المهرجانات والمنتديات وللجاليات في الخارج.

lunedì 26 luglio 2010

Sudan si pacifica!!!!!!!!!!!

Sudan si pacifica!!!!!!!!!!!

domenica 25 luglio 2010

Domanda e risposta









Locale: L'Unione europea in materia di obblighi internazionali del Sudan Omer al-Bashir


UE intende invitandoli entrambi il Sudan a cooperare pienamente con la giustizia internazionale che ha emesso mandati d'arresto contro il presidente sudanese Omar al-Bashir con l'accusa di crimini di guerra e genocidio in Darfur, secondo un progetto di dichiarazione ottenuta da AFP, una copia del Venerdì Santo.
Il progetto di dichiarazione sarà approvato dagli ambasciatori dell'Unione europea, ufficialmente l'approvazione dei ministri degli esteri quando si incontreranno Lunedi a Bruxelles.
Il documento sottolinea che "i crimini di guerra e crimini contro l'umanità e crimini di genocidio, che sollevano le maggiori preoccupazioni per la comunità internazionale e che egli non può accettare l'evasione di punire questi crimini."
Ha ribadito l'Unione europea nella comunicazione "il suo sostegno alla Corte penale internazionale e ha invitato il governo sudanese a cooperare pienamente con loro nel rispetto degli obblighi internazionali".
Questo avviso viene nella UE, dove vi è il presidente del Sudan è attualmente in Ciad a partecipare a un vertice regionale.
decisione del Ciad non arrestare Omar al-Bashir in questa occasione un acceso dibattito, perché la Corte penale internazionale emesso mandati d'arresto contro di lui per crimini di guerra contro l'umanità e genocidio in Darfur, Sudan occidentale, dove ha snocciolato guerra civile sette anni.
L'Unione europea è chiamata nel suo intervento tutte le parti sudanesi per accelerare i preparativi per un referendum sull'indipendenza per il Sudan meridionale per essere in gennaio 2011 sotto l'accordo di pace che si è conclusa nel 2005, due decenni di guerra civile tra nord e sud del paese.
In questo contesto, l'Unione europea ha espresso la propria disponibilità a inviare una missione di osservatori alle urne, esprimendo "preoccupazione" da "la crescente repressione politica" nel paese e "il deterioramento dei diritti civili e politici" in tutte le parti del Sudan.
Ha detto che l'Unione europea, in particolare per la chiusura di un numero di carta di giornale recenti e l'arresto di giornalisti.




Local sport: the European Union states on its international obligations Sudan Omar al-Bashir

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EU plans to inviting them both on Sudan to cooperate fully with the international justice who issued arrest warrants against Sudanese President Omar al-Bashir on charges of war crimes and genocide in Darfur, according to a draft declaration obtained by AFP, a copy of Friday.
Will put the draft declaration which was approved by ambassadors of the European Union, officially the approval of the foreign ministers when they meet Monday in Brussels.
The document stresses that "war crimes and crimes against humanity and crimes of genocide is of greatest concern to the international community and that he can not accept the evasion of punishing these crimes."
He reiterated the European Union in the statement "its support for the International Criminal Court and called on the Sudanese government to cooperate fully with them in accordance with international obligations."
The European warning came while there is currently Sudan's president in Chad to participate in a regional summit.
The decision of Chad, Omar al-Bashir not the arrest of a fierce debate on this occasion because the International Criminal Court issued arrest warrants against him for alleged war crimes against humanity and genocide in Darfur, western Sudan, where civil war has pitted seven years.
The EU calls upon in his statement all the Sudanese parties to accelerate the preparation of the referendum on independence for southern Sudan to be in January 2011 as part of the peace agreement which ended in 2005 with two decades of civil war between north and south of the country.
In this context, the European Union expressed its readiness to send an observer mission to the polls, expressing "concern" from "the increasing political repression" in the country and "the deterioration of civil and political rights" in all of Sudan.
He said the European Union, especially to the closure of a number of recent newspaper and the arrest of journalists


رياضة محلية الاتحاد الاوروبي يذكر السودان بالتزاماته الدولية بشان عمر البشير


يعتزم الاتحاد الاوروبي ان يدعو الاثنين السودان الى التعاون كليا مع القضاء الدولي الذي اصدر مذكرتي توقيف بحق الرئيس السوداني عمر البشير بتهمة جرائم حرب وابادة في دارفور، كما افادت مسودة اعلان حصلت فرانس برس على نسخة منها الجمعة.
وستطرح مسودة الاعلان التي صادق عليها سفراء دول الاتحاد الاوروبي، رسميا على مصادقة وزراء الخارجية عندما يجتمعون الاثنين في بروكسل.
واكدت الوثيقة ان "جرائم الحرب والجرائم ضد الانسانية وجرائم الابادة هي التي تثير اكبر قلق لدى المجتمع الدولي وانه لا يمكن قبول التهرب من معاقبة هذه الجرائم".
وجدد الاتحاد الاوروبي في البيان "دعمه للمحكمة الجنائية الدولية ودعا الحكومة السودانية الى التعاون كليا معها طبقا لالتزاماتها الدولية".
وياتي هذا الانذار الاوروبي في حين يوجد الرئيس السوداني حاليا في تشاد للمشاركة في قمة اقليمية.
واثار قرار تشاد عدم توقيف عمر البشير بهذه المناسبة جدلا حادا لان المحكمة الجنائية الدولية اصدرت بحقه مذكرتي توقيف بتهمة جرائم حرب وضد الانسانية والابادة في دارفور، غرب السودان حيث تدور حرب اهلية منذ سبع سنوات.
ويدعو الاتحاد الاوروبي في بيانه كافة الاطراف السودانية الى تسريع استعدادات الاستفتاء حول استقلال جنوب السودان المقرر في كانون الثاني/يناير 2011 في اطار اتفاق السلام الذي وضع حدا في 2005 لعقدين من الحرب الاهلية بين شمال وجنوب البلاد.
وفي هذا السياق، اعرب الاتحاد الاوروبي عن استعداده لارسال بعثة مراقبين الى الاقتراع، معربا عن "قلقه" من "القمع السياسي المتزايد" في البلاد ومن "تدهور الحقوق المدنية والسياسية" في كافة انحاء السودان.
واشار الاتحاد الاوروبي خصوصا الى اغلاق عدد من الصحف مؤخرا واعتقال صحافيين.

giovedì 22 luglio 2010

Shame on you!!!


SUDAN/Il Jem accetta controlli Onu sui bambini soldato
Scritto da: Massimo A. Alberizzi alle 13:32
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Il JEM, Justice and Equlity Movement, il più importante gruppo di ribelli sudanesi del Darfur, ha firmato un accordo con l’Unicef, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della tutela dall'infanzia, per consentire l'accesso dei funzionari dell’Onu nelle sue basi e così controllare che non vengono reclutati bambini come soldati.
Secondo Ahmed Hussein Adam, portavoce del Justice and Equality Movement a Londra, il gruppo ribelle ha sempre cercato di proteggere i bambini: “E’ stato, sin dall’inizio del conflitto, uno dei nostri principali obbiettivi. Loro non c’entrano con la guerra.

Siamo quindi orgogliosi di far entrare l’Onu a controllare che non reclutiamo bambini soldato. Non abbiamo nulla da nascondere. Speriamo che altri gruppi armati, in Sudan e altrove seguano il nostro esempio”.
L’accordo – che è stato firmato a Ginevra - prevede che se durante le ispezioni fossero trovati bambini soldato questi potranno essere immediatamente portati via dai funzionari dell’Unicef. I negoziati tra Nazioni Unite e JEM sono durati un anno.
Nelle ultime settimane in Darfur i combattimenti tra esercito sudanese e ribelli si sono intensificati. In maggio i dirigenti del JEM avevano abbandonato i colloqui di pace a Doha, in Qatar, accusando i negoziatori governativi di malafede.
Secondo un comunicato del JEM, il 13 luglio, l’esercito e le milizie sue alleate, hanno attaccato le posizioni ribelli vicino Kuma, nel Nord Darfur, con 60 veicoli Land Cruiser armati di mitragliatrici e cannoncini. La reazione degli assaliti è stata furibonda, aggiunge il documento. Gli aggressori sono stati respinti e inseguiti all'interno della città di Kuma, ll loro accampamento militare è stato distrutto e trentaquattro veicoli ben attrezzati sono stati catturati.
Secondo le Nazioni Unite il conflitto nel Sudan occidentale ha provocato in sette anni la morte di almeno 300.000 persone. Il numero di sfollati e di rifugiati ammonta a 2,7 milioni.

Sudan divided!!


Il Sudan sta per dividersi in due stati, e la stabilità della regione è a rischio. Il primo segnale preoccupante è stato il riconoscimento delle elezioni presidenziali tenutesi lo scorso aprile da parte di un personaggio esperto nel monitoraggio delle elezioni come Jimmy Carter. Sebbene le operazioni di voto non siano state ritenute all’altezza degli standard internazionali, l’ex presidente americano ha detto chiaramente che la comunità internazionale avrebbe riconosciuto il vincitore.

In considerazione del fatto che il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, è stato accusato la scorsa settimana dalla Corte Penale Internazionale di aver compiuto un genocidio in Darfur, e che alcuni democratici sudanesi di primo piano, soprattutto l’esponente dell’opposizione Sadeq al-Mahdi, si sono rifiutati di partecipare alle elezioni, le conclusioni della missione di Carter creano qualche problema. Come è possibile che un dittatore che ha compiuto un genocidio venga riconosciuto come vincitore in simili circostanze?

Poi ho capito che la farsa elettorale realizzata dal presidente sudanese per restare al potere, e che è stata condonata dalla missione di osservazione internazionale, non è altro che un preludio dei gravi eventi che si verificheranno in Sudan tra sei mesi. Carter, e i paesi occidentali in generale, hanno facilitato la sopravvivenza del dittatore per salvare il referendum sull’indipendenza del Sudan del sud che si terrà nel gennaio del 2011. Avendo accettato che le elezioni fossero monitorate da una missione internazionale, Bashir non può più impedire che il referendum si tenga nel sud del paese. Tale referendum, che avverrà ugualmente sotto monitoraggio internazionale, avrà come risultato la formale divisione del Sudan in due stati.

Ciò provocherà uno tsunami che seminerà distruzione nei due stati sudanesi emergenti e nel resto dell’Africa e del Medio Oriente. Coloro i quali sono a favore della secessione del sud probabilmente non si rendono completamente conto di quello che ciò significherà per l’ordine internazionale. Con un dittatore come Bashir che continuerà a mantenere il potere a Khartoum, e molto probabilmente con una forma di autoritarismo molto simile in arrivo nella nuova capitale sudanese del sud, assisteremo a continue dispute riguardo ai confini e a episodi di pulizia etnica. Tutto questo sarà alimentato dalla maledizione del petrolio che rappresenta il 98% delle rendite del governo centrale del Sudan e il 60% di quelle del sud.

La secessione significherà inoltre che il Darfur rimarrà sotto le grinfie del crudele regime di Bashir, mentre i democratici di Khartoum verranno lasciati soli nella loro battaglia contro uno dei peggiori governanti della storia del Sudan.

Il Sudan del sud sarà il primo paese del dopo-indipendenza, in Africa dagli anni ’60, creato in conseguenza di una secessione. I leader africani sono a buon diritto preoccupati per il precedente che ciò determinerà. Essi tuttavia non hanno sufficiente voce per farsi sentire, e gli Stati Uniti e l’Europa sostengono pienamente le divisione del Sudan, in parte a causa della componente cristiana che è predominante tra la popolazione del sud.

Anche noi in Medio Oriente siamo ugualmente preoccupati. Invece di trovare modi per convivere in maniera civile con coloro i quali hanno un’origine etnica, religiosa e linguistica differente, i gruppi che avanzano rivendicazioni saranno tentati in futuro di ottenere una secessione in stile sudanese. E vi sono molti gruppi e molti risentimenti rivolti contro i regimi dittatoriali nella nostra regione.

Inoltre, verrà anche esacerbata la logica distruttiva della divisione tra cristiani e musulmani. L’Europa ha già pagato un prezzo enorme con la secessione dell’ex Yugoslavia, e il Sudan riaccenderà le tensioni mal sopite nell’Africa orientale. Dopo il Sudan, i cristiani del Libano potrebbero essere incoraggiati a cercare di dar vita al loro staterello, a Cipro l’unificazione delle due comunità divise, greca e turca, potrebbe risultare più difficile da raggiungere, e la coesistenza tra musulmani e cristiani all’interno degli stati-nazione esistenti potrebbe essere minacciata in tutto il mondo.

Eppure chi può rimproverare ai sudanesi del sud di voler tagliare i ponti con un paese governato da una crudele dittatura fin dal colpo di stato di Bashir del 1989? Tuttavia, sebbene molti dei risentimenti del sud siano giustificabili, l’indipendenza non è la soluzione. Vi è la necessità di una diversa sistemazione giuridica al fine di accomodare le differenze esistenti tra i gruppi che vivono all’interno di un unico stato-nazione, e questa sistemazione è il federalismo. Eppure il federalismo non ha senso senza democrazia. Ciò è vero oggi per il Sudan come per l’Iraq, come lo fu per gli Stati Uniti negli anni che condussero alla guerra civile del 1861.

Visto che il paese si trova ormai sull’orlo del collasso, solo il presidente americano Barack Obama e il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon possono fare qualcosa, anche se dubito che ciò accadrà. Obama ha fin troppi problemi in patria e in Afghanistan per dedicare al Sudan l’attenzione richiesta, e Ban Ki-moon è un segretario delle Nazioni Unite di poco polso. In effetti, il sistema onusiano sembra incapace di produrre segretari generali che siano qualcosa di più di un “minimo comun denominatore”.

L’unica possibilità rimasta per evitare l’effetto distruttivo di una crisi sudanese è che Omar al-Bashir venga rimosso dal potere. Ma anche in questo caso l’accettazione internazionale delle sue cosiddette “elezioni” complica la faccenda. Entro un anno i cittadini sudanesi avranno due stati litigiosi, e Bashir continuerà a torturare la gente e a ucciderla a Khartoum e in Darfur. Avremo anche un precedente che legittima la secessione quale espediente privilegiato contro la dittatura, insieme a un ulteriore passo indietro nel processo democratico.

Democrazia significa risolvere i problemi insieme, non significa andarsene ognuno per la propria strada dando vita a uno stato distinto ogni volta che vi è un’incomprensione. Solo un miracolo può salvare il Sudan dai demoni della secessione. Il precedente che si creerà potrebbe avere effetti devastanti per il Medio Oriente ed anche altrove.

Sudan diviso in due!!!








Il Sudan sta per dividersi in due stati, e la stabilità della regione è a rischio. Il primo segnale preoccupante è stato il riconoscimento delle elezioni presidenziali tenutesi lo scorso aprile da parte di un personaggio esperto nel monitoraggio delle elezioni come Jimmy Carter. Sebbene le operazioni di voto non siano state ritenute all’altezza degli standard internazionali, l’ex presidente americano ha detto chiaramente che la comunità internazionale avrebbe riconosciuto il vincitore.

In considerazione del fatto che il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, è stato accusato la scorsa settimana dalla Corte Penale Internazionale di aver compiuto un genocidio in Darfur, e che alcuni democratici sudanesi di primo piano, soprattutto l’esponente dell’opposizione Sadeq al-Mahdi, si sono rifiutati di partecipare alle elezioni, le conclusioni della missione di Carter creano qualche problema. Come è possibile che un dittatore che ha compiuto un genocidio venga riconosciuto come vincitore in simili circostanze?

Poi ho capito che la farsa elettorale realizzata dal presidente sudanese per restare al potere, e che è stata condonata dalla missione di osservazione internazionale, non è altro che un preludio dei gravi eventi che si verificheranno in Sudan tra sei mesi. Carter, e i paesi occidentali in generale, hanno facilitato la sopravvivenza del dittatore per salvare il referendum sull’indipendenza del Sudan del sud che si terrà nel gennaio del 2011. Avendo accettato che le elezioni fossero monitorate da una missione internazionale, Bashir non può più impedire che il referendum si tenga nel sud del paese. Tale referendum, che avverrà ugualmente sotto monitoraggio internazionale, avrà come risultato la formale divisione del Sudan in due stati.

Ciò provocherà uno tsunami che seminerà distruzione nei due stati sudanesi emergenti e nel resto dell’Africa e del Medio Oriente. Coloro i quali sono a favore della secessione del sud probabilmente non si rendono completamente conto di quello che ciò significherà per l’ordine internazionale. Con un dittatore come Bashir che continuerà a mantenere il potere a Khartoum, e molto probabilmente con una forma di autoritarismo molto simile in arrivo nella nuova capitale sudanese del sud, assisteremo a continue dispute riguardo ai confini e a episodi di pulizia etnica. Tutto questo sarà alimentato dalla maledizione del petrolio che rappresenta il 98% delle rendite del governo centrale del Sudan e il 60% di quelle del sud.

La secessione significherà inoltre che il Darfur rimarrà sotto le grinfie del crudele regime di Bashir, mentre i democratici di Khartoum verranno lasciati soli nella loro battaglia contro uno dei peggiori governanti della storia del Sudan.

Il Sudan del sud sarà il primo paese del dopo-indipendenza, in Africa dagli anni ’60, creato in conseguenza di una secessione. I leader africani sono a buon diritto preoccupati per il precedente che ciò determinerà. Essi tuttavia non hanno sufficiente voce per farsi sentire, e gli Stati Uniti e l’Europa sostengono pienamente le divisione del Sudan, in parte a causa della componente cristiana che è predominante tra la popolazione del sud.

Anche noi in Medio Oriente siamo ugualmente preoccupati. Invece di trovare modi per convivere in maniera civile con coloro i quali hanno un’origine etnica, religiosa e linguistica differente, i gruppi che avanzano rivendicazioni saranno tentati in futuro di ottenere una secessione in stile sudanese. E vi sono molti gruppi e molti risentimenti rivolti contro i regimi dittatoriali nella nostra regione.

Inoltre, verrà anche esacerbata la logica distruttiva della divisione tra cristiani e musulmani. L’Europa ha già pagato un prezzo enorme con la secessione dell’ex Yugoslavia, e il Sudan riaccenderà le tensioni mal sopite nell’Africa orientale. Dopo il Sudan, i cristiani del Libano potrebbero essere incoraggiati a cercare di dar vita al loro staterello, a Cipro l’unificazione delle due comunità divise, greca e turca, potrebbe risultare più difficile da raggiungere, e la coesistenza tra musulmani e cristiani all’interno degli stati-nazione esistenti potrebbe essere minacciata in tutto il mondo.

Eppure chi può rimproverare ai sudanesi del sud di voler tagliare i ponti con un paese governato da una crudele dittatura fin dal colpo di stato di Bashir del 1989? Tuttavia, sebbene molti dei risentimenti del sud siano giustificabili, l’indipendenza non è la soluzione. Vi è la necessità di una diversa sistemazione giuridica al fine di accomodare le differenze esistenti tra i gruppi che vivono all’interno di un unico stato-nazione, e questa sistemazione è il federalismo. Eppure il federalismo non ha senso senza democrazia. Ciò è vero oggi per il Sudan come per l’Iraq, come lo fu per gli Stati Uniti negli anni che condussero alla guerra civile del 1861.

Visto che il paese si trova ormai sull’orlo del collasso, solo il presidente americano Barack Obama e il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon possono fare qualcosa, anche se dubito che ciò accadrà. Obama ha fin troppi problemi in patria e in Afghanistan per dedicare al Sudan l’attenzione richiesta, e Ban Ki-moon è un segretario delle Nazioni Unite di poco polso. In effetti, il sistema onusiano sembra incapace di produrre segretari generali che siano qualcosa di più di un “minimo comun denominatore”.

L’unica possibilità rimasta per evitare l’effetto distruttivo di una crisi sudanese è che Omar al-Bashir venga rimosso dal potere. Ma anche in questo caso l’accettazione internazionale delle sue cosiddette “elezioni” complica la faccenda. Entro un anno i cittadini sudanesi avranno due stati litigiosi, e Bashir continuerà a torturare la gente e a ucciderla a Khartoum e in Darfur. Avremo anche un precedente che legittima la secessione quale espediente privilegiato contro la dittatura, insieme a un ulteriore passo indietro nel processo democratico.

Democrazia significa risolvere i problemi insieme, non significa andarsene ognuno per la propria strada dando vita a uno stato distinto ogni volta che vi è un’incomprensione. Solo un miracolo può salvare il Sudan dai demoni della secessione. Il precedente che si creerà potrebbe avere effetti devastanti per il Medio Oriente ed anche altrove.

mercoledì 14 luglio 2010

Smuggling Humanbeing through boarders!!!






Italiano




Messier: fallito tentativo di contrabbandare «52» sudanesi e stranieri in Arabia Saudita

I servizi di sicurezza sventato il tentativo del Mar Rosso Stato di contrabbandare «52» residenti, compresi i «18» estraneo al Regno dell'Arabia Saudita veniva predisposta per essere contrabbandato dal Sud Suakin. fonti Conoscenza detto per interventi di «Al-Ahram» oggi che i servizi di sicurezza avevano informazioni sulla banda di contrabbando di persone d'accordo con i clandestini a loro sneak del Regno di Arabia Saudita e raid di sicurezza implementate sul gruppo di Marsa isolotti a sud di Suakin e riuscì nella cattura dei migranti, tra cui «34» sudanese, «8» nigeriani, «8 eritrei» ed etiopi in aggiunta alle altre ciadiani. I contrabbandieri sono riusciti a fuggire da «barca pugno» il momento del raid, nonostante i proiettili sparati dai raid di arrestarli. Le fonti hanno confermato che la polizia Suakin intrapreso un procedimento penale contro gli arrestati.

Arabic


لخبطة: إحباط محاولة تهريب «52» سودانياً وأجنبياً للسعودية

أحبطت الأجهزة الأمنية بولاية البحر الأحمر محاولة لتهريب «52» مواطناً بينهم «18» أجنبياً للمملكة العربية السعودية كان يجري الترتيب لتهريبهم من جنوب ميناء سواكن. وكشفت مصادر مطلعة تحدثت لـ«الأهرام اليوم» أن الأجهزة الأمنية حصلت على معلومات حول عصابة لتهريب البشر اتفقت مع مهاجرين غير شرعيين للتسلل بهم للمملكة السعودية ونفذت الأجهزة الأمنية عملية دهم على المجموعة بمرسى الجزيرات بجنوب سواكن ونجحت في القبض على المهاجرين وبينهم «34» سودانياً و«8» نيجيريين و«8» إريتريين بالإضافة لإثيوبي وآخر تشادي. ونجح المهربون في الفرار بالقارب «سنبك» لحظة عملية المداهمة رغم الأعيرة النارية التي أطلقتها قوات المداهمة لتوقيفهم. وأكدت المصادر أن شرطة سواكن اتخذت إجراءات جنائية في مواجهة المقبوض عليهم.




English


Messier: aborted attempt to smuggle «52» Sudanese and foreign to Saudi Arabia

Security services foiled the Red Sea State attempt to smuggle «52» residents, including «18» alien to the Kingdom of Saudi Arabia was being arranged to be smuggled from South Suakin. Knowledgeable sources told spoke for «Al-Ahram today» that the security services had information about the gang to smuggle people agreed with the illegal immigrants to sneak them of the Kingdom of Saudi Arabia and implemented security raid on the group Marsa islets south of Suakin and succeeded in the capture of migrants, including «34» Sudanese, «8» Nigerians, «8» Eritreans and Ethiopians in addition to other Chadians. The smugglers managed to escape by boat «punch» the moment of the raid, despite the bullets fired by the raid to arrest them. The sources confirmed that police Suakin taken criminal proceedings against those arrested.