giovedì 12 febbraio 2009

Per una somma di dollari!!




Darfur/ Incontro "positivo" tra governo e ribelli a Doha
I colloqui riprenderanno domani
Doha, 11 feb. (Apcom) - Gli incontri di oggi in Qatar per un regolamento politico nella regione del Darfur sono stati "positivi e promettenti". E' quanto hanno dichiarato Khalil Ibrahim, dirigente del Movimento per la Giustizia e l'uguaglianza (JEM), e Nafie Ali Nafie, assistente del presidente sudanese Omar el-Bashir. I colloqui - che proseguiranno domani - sono sponsorizzati anche dall'Onu, dall'Unione africana e dalla Lega araba che premono per la preparazione di una eventuale conferenza di pace sul Darfur.
Il JEM reclama la partecipazione del suo movimento al governo centrale di Khartoum e e lo smantellamento delle milizie pro-governative nella provincia sudanese. Chiede inoltre la liberazione dei suoi prigionieri e la garanzia della distribuzione di aiuti umanitari. Altra richiesta poter conservare le sue milizie che, al termine di un accordo finale, potranno essere integrate nelle truppe regolari.
La guerra civile in Darfur, la vasta regione nell'ovest del Sudan, ha causato 300mila morti e lo sfollamento di altre 2,7 milioni di persone.

Osservatori militari svizzeri per la missione ONU nel Darfur
Berna, 11.02.2009 - Mercoledì il Consiglio federale ha approvato la proposta del DDPS di inviare sino a quattro osservatori militari non armati nella missione congiunta dell'ONU e dell'Unione africana (UA) nel Darfur/Sudan (UNAMID).
Nel mese di luglio 2008 è stato chiesto alla Missione svizzera presso l'ONU a New York di inviare tre osservatori militari nella missione congiunta dell'ONU e dell'UA nel Darfur/Sudan. In concreto erano richiesti ufficiali per funzioni di stato maggiore nel settore delle operazioni, della logistica e dell'istruzione presso il quartiere generale della UNAMID a El Fasher. La Svizzera è ora in grado di occupare tali funzioni.
Competenza del Consiglio federaleCon la risoluzione 1769 del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 31 luglio 2007 sussiste un mandato dell'ONU ai sensi dell'articolo 66 della legge militare per l'impiego di osservatori militari. Poiché l'impiego degli osservatori militari svizzeri ha luogo sotto forma di servizio di promovimento della pace non armato, il Consiglio federale è competente per l'approvazione dell'impiego.
Una guerra civile che dura da vent'anniDalla sua indipendenza nel 1956 sino ad oggi il Sudan, ad eccezione di un periodo di pace di 11 anni dal 1972 al 1983, è stato scosso da guerre e crisi. Negli oltre 20 anni di continua guerra tra il governo centrale di Khartum e l'esercito di liberazione del Sudan meridionale hanno perso la vita oltre due milioni di persone, quattro milioni sono state cacciate e oltre 500 000 sono fuggite all'estero.
Nel febbraio del 2003 nella provincia del Darfur è scoppiato un altro conflitto armato tra i ribelli locali e il governo centrale di Khartum. Due gruppi di ribelli sono insorti contro il governo centrale di etnia araba, chiedendo maggiore autonomia e un'equa ripartizione delle entrate dovute al petrolio. Per agire contro i ribelli, il governo centrale si è servito principalmente di eserciti di milizia locali, composti da cavalieri nomadi arabi.
Nel maggio del 2006 le trattative svoltesi sotto la direzione dell'Unione africana hanno portato a un trattato di pace tra il governo di Khartum e uno dei due gruppi di ribelli. A causa delle gravi violazioni di questo trattatto la situazione umanitaria nel Darfur è ulteriormente peggiorata. Oggigiorno nel Darfur la sopravvivenza di quattro milioni di persone dipende dagli aiuti internazionali. Sinora, a causa del conflitto, hanno perso la vita approssimativamente 300 000 persone, oltre 200 000 sono fuggite nel vicino Ciad e più di 2,5 milioni hanno cercato asilo in campi per profughi interni.
Compito principale: protezione della popolazione civileCon la risoluzione 1769 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato con voto unanime una missione congiunta dell'ONU e dell'Unione africana nel Darfur sotto la denominazione UNAMID (African Union/ United Nations Hybrid Operation in Darfur). Essa ha come compito principale quello di proteggere i civili, contribuire alla sicurezza dell'aiuto umanitario, sorvegliare e verificare l'implementazione degli accordi, sostenere il processo politico, contribuire al promovimento dei diritti umani e dei principi giuridici, sorvegliare e allestire dei rapporti sulla situazione lungo i confini con il Ciad e con la Repubblica Centrafricana.
توقع اتفاق بين الحكومة ومتمردي دارفور
ال جبريل باسولي الوسيط المشترك للامم المتحدة والاتحاد الافريقي في أزمة اقليم دارفور إن الحكومة السودانية وحركة العدل والمساواة المتمردة قريبان من التوصل للإعلان وقف اطلاق النار.
جاء ذلك في بيان أصدره باسولي في اليوم الثاني من المحادثات بين الجانبين التي تستضيفها العاصمة القطرية الدوحة.
وأعرب باسولي في بيانه أمس عن أمله في أن يشجع الاتفاق المنتظر بقية حركات التمرد في دارفور على الاتمام إلى محادثات السلام وهي الأولى من نوعها منذ انهيار المحادثات التي جرت في ليبيا عام 2007.
ووصف أحمد بن عبد الله آل محمود وزير الدولة بالخارجية القطرية المحادثات بانها جادة مؤكدا أنها ستستمر اليوم الخميس.
وقد اتهم أحمد حسين المتحدث باسم حركة العدل والمساواة القوات الحكومية السودانية بالتقدم نحو مواقع الحركة شرقي جبل مرة في دارفور.
وأضاف حسين الذي يشارك في محادثات الدوحة أن هذا التحرك إشارة إلى "عدم جدية الحكومة في تحقيق السلام".
وكانت حركة العدل والمساواة طالبت في افتتاح المفاوضات بالمشاركة في الحكم وبتسريح ميليشيات الحكومة في دارفور.
وقال جبريل ابراهيم رئيس وفد الحركة خلال افتتاح المحادثات ان من اهم نقاط الاتفاق الاطاري الذي تقترحه الحركة هو ان تحتفظ بقواتها العسكرية لفترة انتقالية حتى توقيع الاتفاقية النهائية يتم بعدها استيعاب القوات في القوات النظامية.
وطالب أيضا بتخفيض قوات الحكومة والمشاركة في الحكم في الخرطوم على اعلى المستويات. كما اشترط عودة حدود الاقليم الى ما كانت عليه يوم استقلال السودان عام 1956. وبخصوص اجراءات بناء الثقة بين الطرفين طالب رئيس وفد حركة العدل والمساواة بالخصوص باطلاق سراح المعتقلين وضمان وصول الاغاثة.
وتواجه هذه المحادثات انتقادات حيث اعتبر عبد الواحد النور قائد احد فصيلي حركة تحرير السودان المتمردة في دارفور، والتي رفضت المشاركة أن هدف المحادثات هو مساعدة الرئيس السوداني عمر البشير على تجنب المثول امام المحكمة الجنائية الدولية.
كما رفض الجناح الاخر في حركة تحرير السودان وهو جناح الوحدة يقيادة ميني أركو ميناوي، المشاركة في محادثات الدوحة. ويشار إلى أن جناح ميناوي هو الفصيل الذي وقع مع الحكومة السودانية على اتفاق أبوجا للسلام عام 2006.
الحكومة السودانية

الخرطوم قالت إنها تدرس مقترحات مبعوث الأمم المتحدة والاتحاد الأفريقي
في المقابل أقر أمين حسن عمر وزير الثقافة السوداني المشارك في وفد الحكومة باستمرار العمليات في دارفور.
ووصف الوزير المحادثات بانها تحضيرية مؤكدا انه لايمكن للحكومة أن تصدر اوامر للقوات الحكومة بوقف القتال قبل التوصل إلى اتفاق.
من جهته قال مطرف صديق وكيل وزارة الخارجية السودانية لبي بي سي إن الوسيط المشترك والجانب القطري التقيا بكل وفد على حدة وتبادلوا الآراء حول الوثيقة المقدمة للطرفين.
وتوقع صديق الموافقة على الوثيقة التي يطرحها باسولي خاصة وانها لاتتضمن قضايا خلافية، موضحا ان الوثيقة تتضمن وقف الأعمال العدائية وتحسين الوضع الأمني على الأرض في دارفور، وكيفية الإعداد لجولة نهائية للتفاوض لتدعيم اتفاق سلام دارفور.
وقال إنه إذا امتنع كل طرف عن فرض شروط معينة أو طلب تقديم تنازلات فسيتم التوقيع في هذه الجولة على اتفاق الإطار خاصة وأن الحركة جاءت بثقلها على المحادثات.
وكان الجيش السوداني قد خاض مؤخرا معارك ضد مقاتلي حركة العدل والمساواة، واندلعت امواجهات متكررة بين الجانبين في يناير/ كانون الثاني الماضي قرب الفاشر عاصمة ولاية شمال دارفور ومدينة المهاجرية.
واستعاد الجيش مؤخرا السيطرة على منطقة المهاجرية حيث اجبر اكثر من ثلاثين الف شخص على النزوح هربا من المعارك وفق تقديرات مكتب تنسيق الشؤون الانسانية في الامم المتحدة.

Quindi la fretatta stata fatta .... ma Slm continua la sua strada .....azim

lunedì 9 febbraio 2009

Notiziario Sudan


Darfur/ Leader dei ribelli Slm in visita in Israele
Ufficialmente per discutere la situazione dei profughi
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Roma, 5 feb. (Apcom) - Il leader dei ribelli del Darfur del Movimento di liberazione del Sudan (Slm), Abdel Wahid al Nur, ha lasciato Parigi diretto a Tel Aviv, prima di trasferirsi alla cittadina di Saknin nel nord di Israele. E' quanto scrive oggi il quotidiano al Quds al Arabi, citando fonti diplomatiche, secondo cui la visita riguarda la situazione dei profughi darfuriani in Israele.
Il consigliere di al Nur, Ibrahim Bashara, ha ricordato che l'Slm ha un ufficio in Israele e che il movimento diffonderà un comunicato entro la fine della settimana sulla visita. Fondatore del Movimento di liberazione del Sudan (Slm), uno dei due principali gruppi di ribelli della regione del Darfur, al Nur vive da anni a Parigi.
In Darfur è in corso dal 2003 una guerra civile che ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,7 milioni di profughi. Nelle ultime settimane sono ripresi nel Darfur del Sud scontri tra l'altro grande gruppo di ribelli, Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), e le truppe governative, che hanno costretto altre migliaia di persone ad abbandonare le proprie case.


Sudan: L’arcivescovo del Sudan ha chiesto le dimissioni del collega Gene Robinson, il vescovo apertamente gay del New Hampshire, ritenuto persona immorale.
Pubblicato da notiziegay.it a 23.08




قطر: محادثات بين الحكومة السودانية ومتمردي دارفور
قال جورج زكريا الناطق باسم كبير وسطاء تحقيق السلام في دارفور عن كل من الأمم المتحدة والاتحاد الافريقي، إن متمردي حركة العدل والمساواة في دارفور وممثلين للحكومة السودانية سيجتمعون الاثنين في قطر لاجراء اول مفاوضات رسمية بينهما منذ عام ونصف العام.
وصرح دبلوماسي رفض كشف هويته لوكالة فرانس برس بأن اعضاء في حركة العدل والمساواة وممثلين للحكومة السودانية سيجرون في الدوحة "مفاوضات تمهيدية" قبل انعقاد مؤتمر للسلام في دارفور.
واوضح المتحدث باسم حركة العدل والمساواة طاهر الفاكي ان "الامر لا يتعلق بمفاوضات بل بمشاورات تمهد لمفاوضات رسمية".
وكانت جامعة الدول العربية والاتحاد الافريقي قد كلفا قطر باستضافة المفاوضات التي تستهدف انهاء النزاع المستمر في اقليم دارفور منذ أكثر من خمس سنوات. نظرة متشككة
وينظر متمردو دارفور بتشكك إلى الوسطات العربية في النزاع التي يرون أنها ترمي إلى انقاذ الرئيس السوداني عمر البشير من الخضوع للمحاكمة أمام محكمة جرائم الحرب الدولية.
واسفرت الحرب الاهلية في اقليم دارفور غرب السودان عن 300 الف قتيل 2.7 مليون نازح بحسب الأمم المتحدة. لكن الخرطوم لا تعترف سوى بعشرة الاف قتيل.
واندلعت مواجهات متكررة بين متمردي حركة العدل والمساواة والجيش السوداني في يناير/ كانون الثاني قرب الفاشر عاصمة اقليم دارفور ومدينة المهاجرية.
واستعاد الجيش هذا الاسبوع السيطرة على منطقة المهاجرية حيث اجبر اكثر من ثلاثين الف شخص على النزوح هربا من المعارك وفق تقديرات مكتب تنسيق الشؤون الانسانية في الامم المتحدة.
واكد الفاكي ان "هذه المشاورات لا علاقة لها بالمعارك الاخيرة" لافتا الى ان الطرفين كانا يعدان للقاء الدوحة التمهيدي منذ نحو شهر. الاجتماع الأخير
وكان آخر اجتماع بين حركة العدل والمساواة والسلطات السودانية قد تم في صيف 2007 في ليبيا.
ولم توقع حركة العدل والمساواة اتفاق السلام في دارفور في مايو/ ايار 2006، ووقعه فصيل متمرد واحد هو جناح مني ميناوي في جيش تحرير السودان.
واوضح المصدر الدبلوماسي ان كبير مفاوضي الامم المتحدة والاتحاد الافريقي في دارفور جبريل باسوليه سيشارك في اجتماع الدوحة.
وقال الفاكي ان حركة العدل والمساواة ستتمثل بخمسة من قادتها الكبار في غياب زعيمها خليل ابراهيم. وتعذر معرفة هوية ممثلي الحكومة السودانية.
وترغب حركة العدل والمساواة في ان تكون الطرف الوحيد الذي يمثل حركات التمرد في اي مؤتمر للسلام في دارفور, لكن الامم المتحدة تأمل بمشاركة فصائل اخرى بينها الفصيل الذي يتزعمه عبد الواحد محمد نور الذي يقيم راهنا في باريس.
وقال مصدر دبلوماسي اخر لوكالة فرانس برس "انه يرفض المشاركة".
موضوع من BBCArabic.com
Il Jem e filo Turabi il approfitta e scapa lasca problemi dove metti il ditto nessuno lo voli e lui che ha fatto a Nimeri la leggi del sharia cosi il Sud Sudan rebelato e siamo tornato cinquantanni indietro ..........insomma

SLM e la fazione con il qualli il governo deve aprire un canale di dialogo per la pace......................................Abdelazim

sabato 31 gennaio 2009

Oh Il JEM

30 gennaio 2009
Nei giorni della svolta e della pacificazione della crisi congolese, è il Sudan a ripiombare in una spirale di violenza pericolosa per tutta l'area. E' di queste ore la notizia che l'esercito sudanese sta assediando le forze ribelli del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (Jem), uno dei gruppi ribelli della regione.
Combattimenti sono in corso tra Jem ed esercito per riassumere il controllo della città di Mohajeria, ora sotto il controllo dei ribelli. I primi scontri sono scoppiati a metà gennaio attorno alla città di Muhajiria, 80 chilometri a est dalla capitale del Darfur del Sud, Nyala, conquistata dai ribelli del Jem. Khartoum ha risposto bombardando l'area e inviando truppe di terra. A Muhajeriya, dove sono arrivati più di tremila sfollati negli ultimi giorni, sono stati evacuati i gruppi facenti capo all'Onu.
Inoltre elementi della Guardia Repubblicana del Ciad hanno attraversato il confine per rifornire il Jem, con attrezzature e cibo per sottrarsi all'assedio. Il ministro di Stato per l'informazione sudanese Kamal Obeid ha fatto sapere che gli eventuali attacchi degli uomini del Jem, in corso a est e a nord di El Fasher, la capitale del Darfur del nord, "saranno repressi duramente e sarà annientata qualsiasi forza che tenterà di soccorrere i ribelli".
Il riferimento è al Ciad, che gioca la sua partita in una zona chiave per le alleanze strategiche e le risorse naturali. E indirettamente, alla Francia, accusata da Khartoum di essere in silenzio (e quindi complice) sul comportamento del Ciad, "anche se sa benissimo dei movimenti dei ribelli sudanesi e del sostegno che il governo di N'Djamena dà al Jem", ha detto il ministro.
Da parte sua, il presidente ciadiano Idris Deby aveva accusato Khartoum, nei giorni scorsi, di sostenere una alleanza di fazioni armate che intendono rovesciarlo. E' risaputo per altro che il Ciad rifornisce il Jem di armi e di veicoli, fornendo appoggio logistico e strutturale volto a minare la stabilità e la sicurezza del Darfur e per aiutarlo ad eliminare altri movimenti del Darfur, in particolare il Movimento di Liberazione del Sudan (Slm) di Minni Minnawi, il principale gruppo ribelle del Darfur che ha firmato l'accordo di pace con il Sudan ad Abuja nel 2006, che sancì la fine dei combattimenti tra i vari gruppi armati, sotto la mediazione delle grandi forze internazionali (Francia e Usa, ma anche la Cina e i movimenti islamici) decise a spartirsi la torta delle risorse petrolifere.
Ma adesso si rischia un tutti contro tutti molto pericoloso. Edmond Mulet, un ufficiale della missione di pace congiunta Onu-Ua (Unamid) ha riferito al Consiglio di sicurezza uno scenario teso e infuocato, con azioni incrociate del Jem, dello Slm e del governo, che hanno scelto la via del confronto armato abbandonando quella del negoziato. "Noi auspichiamo che il Consiglio di sicurezza inviti tutte le parti a fermare queste operazioni militari, ad attenersi al diritto umanitario e a rispettare i civili ancora vittime di questi combattimenti" ha detto Mulet.
La situazione sembra ancora relativamente sotto controllo, ma molti temono sia il classico fuoco che cova sotto la cenere. I bombardamenti di queste ore rappresentano "le peggiori violenze" registrate dall'inizio del 2008 secondo l'analista sudanese Alex De Waal, che ha denunciato la forte tensione in Sudan, legandola anche alla decisione della Corte penale internazionale dell'Aia (Cpi) che ha accusato di genocidio il Presidente Omar al Bashir, per i crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur dal febbraio 2003, all'interno di un conflitto che ha causato finora 300mila morti e oltre 2,7 milioni di profughi.
ALESSANDRO CHIAPPETTA
SEMPERE SANGUE .................... fin quando.................................azim

giovedì 29 gennaio 2009

Protesta ma con dialogo non cosi?!!


La protesta di un centinaio di giovani dei centri sociali e immigraticontro le condizioni in cui decine di profughi vivono in una ex clinica occupata
Torino, scontri sotto la Prefetturaferiti sei agenti e un manifestante
Per le forze dell'ordine c'è stato un vero e proprio assaltoI dimostranti negano: "E' stata la polizia che ci ha caricato"

TORINO - Scontri a Torino durante una manifestazione di giovani dei centri sociali e immigrati fuori dalla Prefettura. Sei poliziotti sono rimasti feriti alle gambe, colpiti con bastoni e cubetti di porfido. Ferito anche un ragazzo. I manifestanti avevano chiesto di essere ricevuti dal prefetto per spiegare la loro protesta relativa alle condizioni di decine di profughi che occupano una ex clinica della città. Secondo la polizia hanno assaltato l'edificio. Diversa la versione fornita dai dimostranti. Le forze dell'ordine hanno caricato i manifestanti, poco meno di un centinaio, a più riprese, allontanandoli dagli uffici in piazza Castello, fino a disperderli, dopo avere sparato alcuni fumogeni. I dimostranti, che nel pomeriggio aveva protestato sotto il Municipio, hanno lanciato cubetti di porfido estratti dal pavimento della piazza, pezzi di legno e ferro ricavati da alcune panchine smontate, un tombino e blocchi di neve ghiacciata. Sono state danneggiate alcune auto parcheggiate davanti alla Prefettura, contro il portone è stato lanciato un cassonetto dei rifiuti. I giovani dei centri sociali negano di aver preso d'assalto la Prefettura: "Ma quale assalto, è la polizia che ci ha caricato selvaggiamente!". "A Torino, come a Massa e Lampedusa - dice un esponente (italiano) del Comitato di solidarietà per i profughi e i migranti - c'è un filo diretto che unisce la repressione contro chi chiede diritti per i rifugiati, mentre le istituzioni li lasciano nell'isolamento totale". Il rappresentante del comitato spiega i motivi di tanta tensione in una vicenda dove i protagonisti sono 300 immigrati di Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan che occupano un edificio del Comune in via Bologna e un altro privato in corso Peschiera: "Oggi c'è stato un incontro in Comune con gli assessori Borgogno (Polizia municipale, ndr) e Borgione (Servizi sociali), ma si è concluso con un nulla di fatto. Non è stata presa alcuna decisione per garantire la residenza ai profughi, a dispetto del loro status di rifugiati politici. Così abbiamo chiesto ascolto al Prefetto". "Un ragazzo - aggiunge il portavoce del comitato - è stato accerchiato da dieci poliziotti, buttato a terra, perso a calci. E' finito all'ospedale, altri di noi sono rimasti contusi"
(27 gennaio 2009)
Lassociazione Arci Darfur Milano ha saputo solo dell giornali di questi episodi, in quando precisa che valga la buona volonta del dialogo tra profughi e autorità Italiana perche qualunqua sia profugo o megranti e un ospiti e deve respetare il buon senso del dialogo e la protesta pacifica.
Segretaria Associazione Arci Darfur Milano……………..Abdelazim Abdella Gomaa

mercoledì 21 gennaio 2009

Obama President.

Giuramento! Sware!
That is the only historical moment for all the humanity, because now on we are all the same not because of Barack Hussein Obama had been inaugurated as president but because even white people they give him thier vote we have to work together for better world.
The time of Fascism, Salvary, Nazism, and nouziant discrimination of South Africa Appart hied is finished.
Abdelazim Abdella Gomaa

martedì 13 gennaio 2009

Sudan - Cina - America in Darfur





L'INTERVENTO DI ANTONIO MAZZEO
OPERAZIONE IN DARFUR PER IL NUOVO COMANDO USA AFRICOM

(13/01/2009) -
Il Comando USA per le operazioni in Africa, AFRICOM, ha dato il via ad un ponte aereo per trasferire in Darfur, via Ruanda, 75 tonnellate di materiali pesanti (camion per il trasporto carburante, elevatori, depositi d’acqua ed attrezzature varie non meglio specificate), a sostegno dell’ambigua operazione di “peacekeeping” che ONU e Unione Africana sostengono nella regione occidentale del Sudan dal 2004. La missione aerea, la maggiore mai realizzata da quando il comando è divenuto operativo, prevede l’utilizzo di due aerei cargo C-17 “Globemaster III” dell’Air Mobility Command (AMC), ed è stata autorizzata l’1 gennaio 2009 dal presidente uscente George W. Bush. In una nota inviata alla Segretaria di Stato Condoleezza Rice, è stata definita d’“importanza strategica per gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti d’America”. Le operazioni di trasporto saranno coordinate dal 618th Tanker Airlift Control Center dell’AMC, con sede presso la Scott Air Force Base, e dalla “Seventeenth Air Force” USA, riattivata nella base tedesca di Ramstein quale principale strumento operativo aereo di AFRICOM. Secondo Vince Crawley, portavoce del Comando USA per l’Africa, “i velivoli C-17 effettueranno numerosi viaggi tra l’aeroporto di Kigali, Ruanda, ed uno scalo aereo in Darfur non ancora individuato, dove le truppe statunitensi opereranno solo il tempo richiesto per le attività di scarico dei materiali”. Parallelamente al dispositivo attivato dal Pentagono, il Dipartimento di Stato avvierà un analogo intervento in Darfur con fondi propri, che vedrà l’affidamento ad una compagnia aerea privata della movimentazione di circa 240 container di “materiali pesanti” che giungeranno a Port Sudan, città nordorientale sul Mar Rosso. L’(ex) presidente George W. Bush ha autorizzato il Dipartimento di Stato a procedere alle operazioni in Sudan senza attendere la notifica del programma al Congresso, con la giustificazione, patetica, che “se non si agisce con urgenza, si metterà a forte rischio la salute e il benessere delle persone”. Per movimentare le attrezzature destinate alla forza multinazionale in Darfur, i militari statunitensi potranno contare sull’apporto del personale della Rwanda Defense Force, con cui è stato avviato un programma di addestramento specifico che vede la presenza d’istruttori della “Southern European Task Force” USA con sede a Vicenza, Italia. Il programma fa parte del nuovo “ADAPT - Africa Deployment Assistance Phased Training”, iniziativa di Washington per il “rafforzamento delle capacità di logistica e trasporto militare dei partner africani”. ADAPT ha avuto il suo esordio nell’estate 2008, in occasione del trasferimento di “peacekeeper” dall’Uganda alla Somalia. “Continueremo a lavorare in stretto collegamento con le Nazioni Unite non solo per assicurare il trasporto delle forze di peacekeeping ma anche per il loro addestramento ed equipaggiamento”, ha dichiarato il portavoce di AFRICOM, Vince Crawley. “Le forze armate USA forniscono addestramento ai peacekeeper in Africa da oltre dieci anni e il primo trasporto di truppe e materiali a sostegno della missione in Darfur risale al 2004. L’ultima missione, la quarta, è avvenuta nell’ottobre 2007”. La decisione dell’amministrazione Bush di inviare i C-17 in Sudan, a meno di 15 giorni dalla conclusione del suo mandato, trova il pieno sostegno del neo presidente Barack Obama. Obama tenterà di far assumere agli Stati Uniti un ruolo ancora più attivo negli scenari diplomatici e militari africani. Durante la sua campagna elettorale, ha auspicato che le forze armate possano fornire un supporto logistico maggiore agli sforzi dei peacekeeping in Sudan. Barck Obama si è pure detto favorevole all’ipotesi di creare una “no-fly zone” in Darfur, proposta lanciata congiuntamente due anni da George W. Bush e dall’allora primo ministro britannico, Tony Blair. Allora, i due capi di stato si trovarono d’accordo pure sulla necessità di bombardare gli aeroporti militari sudanesi nel caso di un loro utilizzo per raid in Darfur o in altre province del paese. Molto probabilmente, il ponte aereo USA-Germania-Ruanda-Sudan coinvolgerà direttamente il nostro paese, in primo luogo la base siciliana di Sigonella, che l’Air Mobility Command vorrebbe trasformare in uno dei principali scali europei dei velivoli cargo e cisterna USA. In un’intervista rilasciata al periodico Air Forces Magazine (novembre 2008), il generale Duncan J. McNabb, la più alta autorità militare nel settore del trasporto aereo statunitense, ha spiegato che “per assicurare il successo dell’intervento in Africa”, è indispensabile “sviluppare le infrastrutture delle basi chiave, come Lajes Field, l’isola Ascensione nell’Atlantico e Sigonella, Sicilia”. “L’Air Mobility Command - ha aggiunto McNabb – sta lavorando con il comando dell’US Air Force in Europa per trasferire in queste installazioni, dalla base aerea di Ramstein, Germania, il traffico aereo di AFRICOM”. L'Italia, però, non si limiterà a fornire basi logistiche per i velivoli da trasporto delle forze armate USA. Alla vigilia di Natale, il ministro della Difesa Ignazio la Russa, e il capo di stato maggiore Vincenzo Camporini hanno annunciato che le nostre forze armate si stanno preparando a partecipare alla missione congiunta ONU-UA nel Darfur, “mettendo a disposizione i propri velivoli da trasporto e proteggere le popolazioni locali da una sorta di pulizia etnica che in qualche modo si suppone guidata da poteri politici locali. L'Unione Africana non dispone di strutture logistiche, in particolare di mezzi di trasporto aereo per potere dispiegarsi e intervenire”, ha aggiunto Vincenzo Camporini. “In questo quadro è stato chiesto all’Italia e ad altri paesi di farsi carico del trasporto aereo di parte di queste truppe. La partecipazione italiana doveva partire l’anno scorso, ma non è stato possibile effettuarla perché sono stati posti dei problemi burocratici piuttosto pesanti per concedere i visti per le varie missioni di ricognizione preventive”. In realtà la causa del ritardo dell’intervento italiano starebbe nell’insufficienza di velivoli da trasporto a disposizione dell’Aeronautica militare, specie dopo l’escalation bellica in Afghanistan. Un gap che potrebbe essere superato - secondo fonti provenienti dagli Stati Uniti - dal leasing di due o più C-17 “Globemaster III”, come fatto di recente dalla Gran Bretagna. Nel febbraio 2008, l’allora governo Prodi avrebbe avviato una trattativa con le autorità USA per l’affitto dei C-17 e alcuni ufficiali italiani si sarebbero messi in contatto con la società Boeing, produttrice dei velivoli. Una scelta, quella per l’aereo di fabbricazione statunitense, dettata dalle sue ineguagliate capacità di carico (ogni volo può alloggiare 18 pallet standard NATO, o, in alternativa 102 paracadutisti, 3 elicotteri d’attacco AH-64 Apache e un carro armato MTB Abrams). La trattativa è poi proseguita con il governo Berlusconi. Washington si è dichiarata favorevole al leasing, utilizzando il cosiddetto programma “U.S. Foreign Military Sales (FMS)”. Washington avrebbe pure verificato la possibilità di avvalersi di una o più imprese italiane per trasferire all’Italia i C-17. La stampa statunitense, riferendosi a non meglio specificate “fonti dell’US Air Force”, ha fatto il nome di Alisud, la società che effettua nella base di Sigonella le operazioni di carico e scarico dei velivoli da trasporto strategici, compresi i C-17.
Antonio Mazzeo

Cinesi in Sudan per peacekeepingdi Giovanni De Sio CesariNyala, capitale del Darfur del sud,
12 gennaio 2009. E’ ripartito verso la Cina il primo gruppo del contingente di genieri cinesi delle forze di peacekeeping che erano nel paese dal novembre 2007. Un aereo speciale aveva portato domenica i primi 160 soldati cinesi del secondo contingente per sostituirli. Il 18 ottobre erano stati rapiti nove tecnici cinesi e due autisti sudanesi nella zona di Kordofan attigua quella del Darfur dove infuria la guerra fra le etnie; 5 di essi sono stati uccisi e degli altri non si hanno notizie. I rapitori richiedono un accordo per partecipare ai grossi proventi per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di petrolio. Attualmente opera nella zona una ditta statale cinese che si avvale della partecipazione anche di imprese dell’India e della Malaysia.Per la situazione nel Darfur è stato messo un embargo internazionale al Sudan ma ad esso non aderisce la Cina (assieme ad altre nazioni fra cui la Russia): i ribelli accusano la Cina quindi di aiutare il governo di Kartum considerato responsabile del genocidio nel Darfur anche con fornitura di armi. Già nei mesi precedenti si erano avuti attacchi alle istallazioni e erano stati rapiti 4 dipendenti indiani poi rilasciati.La Cina persegue in tutta l’Africa una politica economica aggressiva per accaparrare le risorse in competizione con le società occidentali. Essa si presenta politicamente come una nazione non colonialista, proclama invece una solidarietà con quelle popolazioni affermando che intende instaurare rapporti paritari vantaggiosi per tutte e due le parti: il termine comune cinese è “win win” che significa metà e metà (fitty-fifty come si dice in inglese).In realtà i cinesi non hanno preclusioni ideologiche, non richiedono diritti umani, non si immischiano negli affari locali, non hanno insomma le “ubbie” dell’opinione pubblica occidentale. Nel Sudan, quindi isolato a livello internazionale, la Cina non pone problemi ed è diventato il primo partner commerciale e si avvia ad esserlo anche in altri paesi dell’area. La concorrenza cinese all’Occidente non è più solo nei mercati di importazione ma anche nell’acquisto di materie prime. Ed è, in tutte e due i casi, una concorrenza molto te
Disarmare i JENGAWEED! Liberare i terreni del Darfuriani! Conferenza di pace Internazionale cosi sarebbe ma !? ....................................................azim

giovedì 8 gennaio 2009

Un azione generosa

apcom
Darfur; Due aerei pronti per missione italiana in ambito Onu
La pianificazione al Coi è ancora in corso, si attende via libera

La pianificazione al Coi è ancora in corso, si attende via libera
Roma, 7 gen. (Apcom) - Due aerei da trasporto italiani sono pronti a partire per la regione sudanese del Darfur, nell'ambito della missione di pace congiunta Onu-Unione africana (Unamid), approvata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu nel luglio 2007 e operativa dal 31 dicembre 2007. "La pianificazione al Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) è ancora in corso - fanno sapere ad Apcom fonti militari -, sono già pronti a partire due velivoli, un C-27J e un C-130J per il trasporto tattico. Al momento non è ancora stato deciso se la missione italiana comporterà l'impiego di entrambi o di uno solo". Due giorni fa, il portavoce del ministro della Difesa, Luca Salerno, ha fatto sapere che "la partecipazione italiana alla missione internazionale in Darfur è già stata approvata, su proposta del Ministro La Russa, dal governo italiano all'interno del decreto che finanzia le nostre missioni". Quindi ha aggiunto: "Spetta ora agli organismi internazionali dare il via operativo alla missione a cui la nostra Aeronautica Militare è già pronta". Le Nazioni Unite hanno più volte sollecitato gli Stati membri a fornire le attrezzature logistiche necessarie ai peacekeeper per operare in Darfur, una regione grande quanto la Francia e priva di infrastrutture. Lo stesso Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha ripetutamente chiesto la disponibilità a inviare soprattutto velivoli da trasporto. E nei giorni scorsi è giunta anche la disponibilità degli Stati Uniti a inviare due C17 per il trasporto di attrezzature all'Unamid. Un portavoce del comando Usa per l'Africa, Vince Crawley, ha precisato all'Herald Tribune che il Pentagono invierà due C-17 per trasportare le attrezzature necessarie all'Unamid, che rimarranno in Darfur solo il tempo necessario per scaricare i velivoli. Crawley ha dichiarato che i due aerei raggiungeranno il Ruanda per caricare 75 tonnellate di veicoli e altre attrezzature pesanti, per poi raggiungere il Darfur nelle prossime due o tre settimane. Il Dipartimento di Stato, invece, affiderà a un contractor il trasporto di 240 container di altre attrezzature, al momento bloccate a Port Sudan. Il conflitto scoppiato nel febbraio del 2003 ha causato almeno 300.000 morti e oltre 2,5 milioni di profughi. Secondo l'Unicef, sono circa 2,3 milioni i bambini colpiti dalla guerra in Darfur.
Quando Italia ha fatto la sua era alla grande insomma quello che sta chiedendo Ban Keemon cosi stata sodisfata la Nazione Uniti, Darfurriani, anche l'openioni pubblica internazionale..........................................................Azim