venerdì 14 marzo 2008

Pace tra SUDAN-CHAD




وقع الرئيسان التشادي ادريس ديبي والسوداني عمر البشير ليل الخميس الجمعة في دكار اتفاق عدم اعتداء بهدف انهاء خمس سنوات من النزاع بينهما، على ما اعلن وزير الخارجية السنغالي شيخ تيديان غاديو.

وتم توقيع الاتفاق في مقر الرئاسة السنغالية برعاية الرئيس السنغالي عبد الله واد وبحضور الامين العام للامم المتحدة بان كي مون.

وجاء في نص الاتفاق الذي تلا بنوده الوزير "نتعهد بمنع كافة انشطة المجموعات المسلحة في الدولتين".

واضاف "كما نجدد تأكيد احترام تعهداتنا السابقة" .

وجاء في الاتفاق انه "يهدف الى وضع حد نهائي للخلافات بين بلدينا واعادة السلم والامن في المنطقة".

واتفق الرئيسان بموجب هذه الوثيقة على "انشاء مجموعة اتصال تجتمع مرة في كل شهر في احدى عواصم الدول اعضاء المجموعة" التي ستتكون من وزراء خارجية او من يمثل كلا من ليبيا والكونغو والسنغال والغابون واريتريا وتجمع الساحل والصحراء والمجموعة الاقتصادية لافريقيا الوسطى والاتحاد الافريقي "وتكلف هذه المجموعة بمتابعة وتنفيذ الاتفاق الحالي بنية حسنة ومراقبة اي انتهاكات محتملة. وترأس المجموعة ليبيا والكونغو".

وجاء توقيع هذا الاتفاق بعد وساطة من الرئيس السنغالي عبد الله واد ومباحثات عسيرة لجمع الرئيسين خصوصا بعد غياب الرئيس البشير عن موعد اول مساء الاربعاء بداعي اصابته ب "صداع".

ووقع اتفاق دكار في مقر الرئاسة السنغالية بعد مباحثات مطولة بين الرئيسين السوداني والتشادي انطلقت بعد ظهر الخميس في دكار.
Una cosa e certa ora nessuno del due governi sia Chad che Sudan pò aiutare i rebelli contro uno o l'altro e cosi ancora la situazione remane molto complicata cosa si FA

lunedì 10 marzo 2008

Accordo Militare ma PACE ancora lontana


SUDAN/ FIRMATO UN ACCORDO DI COOPERAZIONE MILITARE CON TEHERAN
Visita di 4 giorni a Khartoum del ministro della Difesa iraniano
postato 1 giorno fa da APCOM
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Roma, 8 mar. (Apcom) - Il Sudan e l'Iran hanno siglato un accordo di cooperazione militare al termine del secondo round di negoziati tra i ministri della Difesa dei due paesi. Il ministro iraniano, Mustafa Mohamed-Najjar, è giunto a Khartoum il 4 marzo scorso dopo la visita a Teheran del suo omologo sudanese, Abdelrahim Mohamed Hussein, nel gennaio del 2007.
Stando a quanto riportato dal Sudan Tribune, i due ministri hanno sottoscritto un'intesa per rafforzare la collaborazione dei due paesi nel settore della tecnologia, dell'istruzione, delle scienze, dell'industria e dello scambio di conoscenze, che prevede anche la creazione di una commissione per la cooperazione militare. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, Mohamed-Najjar e Abdelrahim hanno sottolineato l'importanza delle relazioni bilaterali tra Khartoum e Teheran per la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione e nell'arena internazionale. Il ministro iraniano ha dichiarato: "Il rafforzamento dei legami con i paesi islamici e africani, specialmente con paesi amici e fraterni come il Sudan, è in cima all'agenda di politica estera dell'Iran. L'Iran appoggia l'indipendenza e la sovranità del Sudan e condanna le interferenze nemiche negli affari interni del paese ed è pronto a cooperare in campi diversi".
A una domanda su importazioni di armi in Sudan, Abdelrahim ha risposto: "Non c'è alcuna decisione dell'Onu di bandire le importazioni di armi in Sudan, noi importiamo armi da tutti i paesi ad eccezione dei paesi occidentali". Il quotidiano sudanese ricorda che la risoluzione Onu 1591 ha imposto l'embargo delle armi nella regione sudanese del Darfur, dove è in atto da cinque anni un conflitto civile.

mercoledì 5 marzo 2008

Soldato desperso


News of 05-Feb-2008

طلبت فرنسا "من السلطات السودانية" مساعدتها "للعثور" على جندي تابع للقوات الخاصة الفرنسية اختفى بعد مواجهة في الاراضي السودانية قرب الحدود مع تشاد، كما اعلن وزير الدفاع ارفيه موران اليوم الثلاثاء.

وقال الوزير للصحافيين "لقد طلبنا من السلطات السودانية مساعدتنا في العثور على الجندي المفقود" وهو برتبة سرجنت في القوات الخاصة ويخدم في اطار قوة يوفور، القوة الاوروبية لاحلال الامن في شرق تشاد وافريقيا الوسطى.

واضاف "لقد تم الاتصال بالحكومة السودانية منذ مساء امس (الاثنين) بواسطة (وزير الخارجية) برنار كوشنير".

وبحسب شهادة عسكري فرنسي ثان، اصيب بجروح طفيفة في الحادث وامكن نقله، فان الجندي المفقود "انهار" بعدما وقع تحت نيران عسكريين وهو ما يدعونا "الى الاعتقاد انهم عسكريون سودانيون".



SUDAN/ PARIGI CHIEDE AIUTO A KHARTOUM PER TROVARE SOLDATO EUFOR
Disperso ieri dopo uno scontro al confine con il Ciad
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• sudan: parigi chiede aiuto a khartoum…
Parigi, 4 mar. (Ap) - La Francia ha chiesto "alle autorità sudanesi" il loro aiuto per "ritrovare" il militare della forza di pace europea, Eufor, scomparso dopo uno scontro avvenuto ieri nella zona occidentale del Sudan, al confine con il Ciad. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Hervé Morin.
Il portavoce del ministero degli Esteri sudanese, Ali al Sadiq, ha riferito oggi di uno scontro a fuoco avvenuto al confine tra soldati di Khartou e truppe straniere, definite "bianche" e non ciadiane. "Alle 17 di ieri (14 in Italia), una jeep militare ha superato un posto di blocco sudanese a cinque chilometri all'interno del Sudan e c'è stato uno scambio di colpi di arma da fuoco - ha spiegato Sadiq - la jeep è interamente distrutta, cinque o sei soldati bianchi sono fuggiti a piedi verso il Ciad e non sono stati inseguiti. Un'ora più tardi, altre tre jeep militari protette da un elicottero sono tornate e sono stati riportati danni. Posso solo confermare che un civile è stato ucciso, non sono sicuro di vittime nell'esercito sudanese o in quello straniero. Non ho conferme su un prigioniero".
Da parte sua, lo Stato maggiore di Eufor ha denunciato la scorsa notte un militare dato per disperso, di nazionalità francese, e un secondo soldato rimasto ferito in modo lieve. La forza Eufor ha il compito di proteggere i profughi della regione sudanese del Darfur nei vicini Ciad e Repubblica Centrafricana. Eufor conta circa 3.700 soldati, perlopiù francesi. I soldati non avevano "alcuna intenzione di penetrare in Sudan", ha detto oggi il ministro francese. "Soldati che noi riteniamo di nazionalità sudanese hanno sparato sui due militari di Eufor da una decina di metri da loro e i francesi non hanno potuto rispondere - ha aggiunto Morin - erano all'interno del loro veicolo".

giovedì 28 febbraio 2008

Cinque anni fa la Guerra del Darfur



Hei Jenjaweed ed altri balordi sotto hanno attacato villagi donne bambini, stupri, uscidere indifese, e cose varie VITA ha scritto questo articolo che lo reporto quicome e cinque anni fa la guerra del
Darfur: cinque anni fa cominciava la guerra

di Redazione (redazione@vita.it)

26/02/2008

Oltre 400.000 morti, almeno due milioni di persone costrette alla fuga e a una vita da sfollati all'interno del Sudan, o nei campi profughi in Ciad. È il drammatico bilancio della guerra che continua a insanguinare il Darfur, nel Sudan occidentale, da ormai 5 anni: oggi 26 febbraio ricorre infatti l'anniversario dell'inizio del conflitto. Cinque anni di violenze terribili e tuttora impunite ai danni di uomini, donne e moltissimi bambini.

Le condizioni di questi ultimi sono drammatiche: il pericolo, soprattutto per le bambine, di subire violenze e abusi è quotidiano, così come quello di assistere all'uccisione dei propri cari o il trauma di essere separate dai genitori. E a rischio è anche la sopravvivenza di tanti bambini, a causa della malnutrizione e delle precarie condizioni igienico-sanitarie. Per tutte queste ragioni, pur avendo già pagato un alto prezzo con l'uccisione di 2 suoi operatoti, Save the Children non ha abbandonato il Darfur, dove è, tra le organizzazioni internazionali indipendenti, quella che sta assicurando il più ampio intervento di aiuti: 500.000 circa i bambini e gli adulti raggiunti ogni mese dallo staff di Save the Children, operativo nel Darfur occidentale dal 1989 con un ufficio di coordinamento a Geneina.

Distribuzione di cibo, approvvigionamento di acqua potabile, assistenza medica e nutrizionale, protezione e scuola per i bambini sono tra le principali attività. Nel dicembre scorso Save the Children ha distribuito 4.900 tonnellate di cibo a 380.000 fra minori e adulti, in 42 villaggi e località del Darfur. Sta fornendo acqua potabile a oltre 100,000 persone: 1.500 bambini hanno ricevuto informazioni base sulle principali misure igieniche e sanitarie.
17 gli ambulatori di Save the Children operativi nel Darfur occidentale, dove a dicembre sono stati 14.000 i pazienti assistiti e 265 le donne che vi hanno potuto partorire.

Save the Children è l'unica organizzazione non governativa ad avere attività strutturate per i bambini: circa 30.000 i ragazzi e le ragazze coinvolti in attività ricreative e parascolastiche in 30 Children Center; quasi 20.000 i minori iscritti in 38 scuole supportate da Save the Children, nelle quali solo a dicembre sono state costruite 13 nuove classi, completata la costruzione di 8 nuove scuole elementari e di 6 bagni. Tuttavia c'è ancora molto lavoro da fare per riuscire ad ottenere miglioramenti duraturi per i bambini del Darfur. L'instabilità del conflitto, l'enorme portata dei bisogni della popolazione, l'elevato numero di persone che vivono in condizioni disperate, creano in continuazione nuovi bisogni e necessità di intervento. Nonostante queste difficoltà e nonostante sia sempre più difficile raggiungere i bambini e le loro famiglie, l'organizzazione rimane ferma e risoluta nella propria volontà di continuare ad operare su questo territorio martoriato.


Darfor.

lunedì 25 febbraio 2008

Cina e il Sudan


Sudan, i cinesi negano di essere principali armatori






Il governo cinese ha tenuto una conferenza stampa per difendere la propria politica militare di armamento del Sudan, nonostante da più parti le arrivino critiche per il suo immobilismo nel non voler risolvere la crisi del Darfur.

La minoranza etnica del Darfur, che vive al confine occidentale sudanese con il Chad, patisce da 20 anni gli assalti delle milizie arabe Janjawid: un conflitto che negli ultimi 5 anni ha prodotto due milioni di rifugiati in terni, e circa 250mila morti. L'inviato speciale Cinese per il genocidio del Darfur ha spiegato oggi a Pechino alla stampa che non “esiste nessun problema nel rapporto tra noi e il Sudan, che possa avere implicazioni sul cas-Darfur – ha detto Liu Gujin – e non possiamo essere ribattezzati il primo alleato di Khartum, visto che forniamo loro solo l'8 percento delle armi”. La tesi del signor Liu – e presumibilmente del ministero degli esteri di Pechino – è che da soli Usa, Russia e Gran Bretagna forniscano i tre-quarti del fabbisogno bellico sudanese ogni anno. Questo facendo un raffronto con la media degli import di armi nella gran parte degli altri stati africani. Un metodo che potrebbe avere dei punti fagliati.

"Se anche interrompessimo domani la nostra vendita di armi al Sudan – ha spiegato Liu agli inviati esteri presenti – qualcun altro prenderebbe il nostro posto; considerate che ci sono almeno altri sette paesi che vendono armi a Khartum. E non dimenticate che i sudanesi posseggono la terza più grande industria bellica del continente, dopo Egitto e Sud africa". Secondo la stampa internazionale Pechino dovrebbe usare il proprio peso diplomatico e commerciale con Khartum per indurre il governo sudanese a un controllo maggiore delle milizie pro-arabe resesi colpevoli di stupri e massacri di intere comunità negli ultimi anni del conflitto. La Cina è il maggior partner commerciale sudanese, oltre ad essere la concessionaria quasi esclusiva di nove zone di interesse petrolifero che avranno grandi prospettive nei prossimi decenni; compagnie statali cinesi stanno ricostruendo ex novo la rete stradale ferroviaria e urbanistica del centro del paese. Intanto una forza internazionale di pacificatori (Unamid) su mandato Onu e guida dell'Unione africana, che dovrebbe essere sul campo per impedire altre violenze da gennaio, non ha ancora visto arrivare che duemila dei 26mila soldati previsti, per mancanza di fondi che dovrebbero arrivare dai maggiori donors all'interno del sistema Onu.

venerdì 22 febbraio 2008

Storia del Sudan in Italiano





Il Regno della Nubia
La regione settentrionale del Sudan attuale nell'antichità era conosciuta anche come "regno della Nubia", e la sua civiltà fiorì essenzialmente lungo il corso del Nilo, tra la prima e la sesta cataratta. I regni che si susseguirono furono grandemente influenzati dal vicino Egitto faraonico, ed a loro volta vi fecero sentire il loro influsso.
In realtà, infatti, i confini tra gli antichi regni egiziani e sudanesi fluttuarono frequentemente, e una buona parte di quello che ora è il Sudan del Nord era, in antichità, indistinguibile dall’alto Egitto. La Nubia giunse a comprendere Assuan.
In età romana il Fezzàn fu visitato da Giulio Materno, mentre Nerone inviò alcuni centurioni in esplorazione lungo il Nilo, ma questi si fermarono prima di raggiungere il Sudan. Gli esploratori arabi invece vi penetrarono e ne restano le testimonianze di el Bekri, Edrisi e Ibn Battuta, raccolte da Leone Africano, che visitò l'area del Bornu e compendiò le sue ricerche e quelle degli arabi.
Islam e Arabi
Il cristianesimo fu introdotto nel Sudan nel terzo o nel quarto secolo, ma già intorno al 640 fece la sua comparsa l’Islam, proprio quando già tre dei regni che componevano lo stato erano stati convertiti al cristianesimo. La coesistenza fra le due fedi sarebbe rimasta accettabilmente pacifica sino al XIV secolo.
Il dominio economico nel Sudan feudale di quei secoli a cavallo del millennio fu presto assunto da una classe di mercanti arabi. I più importanti tra i regni che si susseguirono in seguito furono il regno di Sennar e quello di Makuria.
I britannici
A partire dal 1820 il Sudan venne a cadere sotto il controllo dell’Egitto, quando con l'appoggio dei Turchi Muhammad Alì, wali d’Egitto, inviò un esercito agli ordini di suo figlio Ismail Basha e di Muhammad Bey per occupare il Sudan orientale.
Il generale Charles George Gordon
La conquista fu completata con la sottomissione della regione meridionale del paese nel 1839; con l'ingresso dei conquistatori, si sviluppò un intenso commercio di schiavi.
Nel 1857 giunsero in Sudan alcuni missionari cattolici fra i quali Daniele Comboni, che vi fondò la comunità missionaria dei Padri Comboniani.
Il leader religioso Muhammad ibn Abballa, l’autoproclamato Mahdi , tentò negli anni ’80 del XIX secolo di unificare le tribù del Sudan centrale e di quello occidentale. Guidò una rivolta nazionalista contro il dominio egiziano, che culminò con la presa di Khartoum nel 1885, nel corso della quale trovò la morte anche Gordon, il famoso generale britannico.
La guerra del Sudan, in una rappresentazione di propaganda
Lo stato mahdista sopravvisse fin quando Khalifa, successore di Mahdi, non fu definitivamente sopraffatto nel 1898 dalle forze anglo-egiziane guidate da Lord Kitchener nella nota battaglia di Omdurman.
Nel 1899 gli inglesi costituirono il paese vinto in protettorato (formalmente anglo-egiziano in base ad un trattato poi ratificato nel 1936) e divisero il Sudan in due distinte colonie, il Sud ed il Nord, situazione che permase invariata fino al 1956.
Poco dopo (1903) il governo locale iniziò una assegnazione di "licenze" ai missionari che richiedevano di poter entrare nel paese, definendo i territori nei quali sarebbe stato loro consentito di insediarsi. La zona settentrionale nubiana rimase esclusa da tali assegnazioni e restò prevalentemente musulmana.
Nel 1943, allentandosi la pressione britannica a causa del conflitto mondiale, sorsero due partiti spontanei di inclinazione nazionalista, il partito Umma e il partito Ashiqqa' (quest'ultimo di ispirazione islamica), entrambi principalmente riferentisi al Sudan settentrionale.
Nel 1947 si tenne la conferenza di Juba con la quale le due parti del paese concordarono per la riunificazione ed il Sud venne ammesso alla rappresentatività parlamentare.
Nel 1953 il regime di protettorato fu abolito grazie ad un accordo anglo-egiziano ispirato a principi di autodeterminazione dei popoli. Immediatamente dopo, a novembre, si tennero elezioni generali per il rinnovo dell'Assemblea legislativa dalle quali nel gennaio successivo sortì la legittimazione di Al-Azhari a capo del governo. Uno dei primi atti fu l'istituzione di un Comitato per la sudanizzazione, nel quale però fu notata una sporporzionatamente esigua rappresentanza del Sudan meridionale.
Il Sudan indipendente
Fin dall'indipendenza dal Regno Unito, proclamata dal parlamento nel dicembre 1955 ed ottenuta nel 1956, la politica interna è stata dominata da regimi militari che, secondo una visione pressoché unanime degli studiosi, avrebbero favorito governi a orientamento islamico e privilegiato il Sudan settentrionale.
I conflitti interni e la guerra civile, che hanno dominato la scena interna dal 1955 al 1972 e che hanno origine antecedente all'indipendenza, nacquero dal contrasto fra le forze governative settentrionali e le forze Anya Nya che rivendicavano l'autonomia della parte meridionale del paese.
Nel 1957 fu proposta da parte dei nord-sudanesi una costituzione che eleggesse l'Islam a religione di stato e la lingua araba a lingua ufficiale dello stato. L'anno successivo i sud-sudanesi abbandonarono i lavori dell'assemblea costituente una volta compreso che l'ipotesi di una federazione fra Nord e Sud del paese non sarebbe stata accolta.
L'opera dei missionari stranieri fu interrotta nel 1964 da un imprevisto generalizzato decreto di espulsione; le tensioni crebbero sino a far montare in autunno una ribellione nota come "rivoluzione d'ottobre" e lo stato di agitazione permase gravissimo per lungo tempo. Pochi anni dopo, ormai nel 1969, Gaafer Mohamed Nimeiri avrebbe attuato un colpo di stato detto "rivoluzione di maggio", con l'appoggio dei comunisti.
Nel 1972 un accordo di pace firmato ad Addis Abeba garantì al sud una sorta di autonomia tramite la costituzione di un'assemblea regionale con facoltà di elezione del Presidente dell'alto consiglio esecutivo (HEC), soggetto però alla conferma da parte del Presidente della repubblica. Il primo presidente dell'assemblea regionale del sud fu Abel Alier. Parte dell'accordo prevedeva l'assorbimento delle forze Anya Nya nelle forze governative. L'anno successivo la costituzione del Sudan avrebbe confermato i punti principali dell'accordo.
Il 12 aprile 1978 il governo centrale e le opposizioni, guidate dal Fronte Nazionale, sottoscrissero un accordo congiunto di rappacificazione, ma le tensioni si spostarono su un fronte socio-economico, e l'anno successivo fu caratterizzato da manifestazioni e scioperi, per il miglioramento delle condizioni economiche e per il riconoscimento di diritti fondamentali come la libertà di stampa.
Il trasferimento a nord di milizie ex-Anya Nya, la decisione del Presidente Nimeiri di dividere il governo del sud in tre governi regionali e soprattutto la decisione di introdurre le sanzioni previste dalla Shari'a nel codice penale, incontrarono l'opposizione degli ufficiali del sud e portarono all'ammutinamento di Bor nel 1983 che diede i natali alla SPLM/A Sudanese People's Liberation Movement/Army, la guerra civile ricominciò.
Dal 1983, gli effetti delle carestie successive alla guerra hanno provocato oltre 2 milioni di morti ed oltre 4 milione di rifugiati.
I militari
Il 30 giugno 1989 un colpo di stato destituì il presidente Sadeq al-Mahdi eletto nel 1986 e portò al potere un regime militare guidato dal generale Omar Hassan Ahmed al-Beshir e dominato dal Fronte nazionale islamico (NIF). In seguito al colpo di stato il conflitto contro lo SPLM/A si intensificò ed anche le opposizioni politiche nord-sudanesi parteciparono in armi.
Aree sotto controllo governativo ed aree autonome, al luglio 2006
Nel 1996 l'ONU irrogò delle sanzioni per il supposto coinvolgimento del Sudan nell'attentato al presidente egiziano Mubarak dell'anno precedente. Le sanzioni consistevano di un embargo aereo internazionale e vennero seguite da "sanzioni" autonomamente irrogate dagli Stati Uniti, che pretesero un embargo generale.
La guerra civile si protrasse senza tregua e nel 1998, anno in cui si tenne anche un referendum costituzionale, a causa di una siccità particolarmente severa, nel Sud scoppiò una carestia di luttuosa gravità. L'anno successivo una assai tenue mitigazione delle difficoltà venne dall'apertura delle esportazioni di petrolio, ma la lotta politica restò incandescente e al-Beshir proclamò lo stato di emergenza; il Sud divenne vittima di regolari bombardamenti aerei.
L'oppositore Hassan al-Turabi, già procuratore generale e leader del partito Popular National Congress (PNC), fu arrestato nel febbraio del 2001, dopo che la sua formazione aveva avuto alcuni abboccamenti con il SPLA per un coordinamento delle opposizioni.
Stante la permanenza della carestia, e dati gli ormai ingenti numeri di vittime della guerra civile, vi furono svariati tentativi internazionali volti a raggiungere un accordo fra le parti, nessuno dei quali ebbe però successo fino al 2002.
Nel giugno del 2002 con la collaborazione di John C. Danforth, ambasciatore statunitense ed incaricato speciale delle Nazioni Unite, iniziarono delle trattative di pace fra il governo sudanese e il SPLM/A. Il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni riuscì a fare incontrare per la prima volta Bashir e John Garang, leader carismatico delle forze ribelli. Uno degli accordi fu la concessione di maggiore indipendenza al sud del paese e l'autodeterminazione dello stesso tramite un referendum.
Una delle principali cause del conflitto è da molti osservatori rintracciata nella presenza di ingenti risorse petrolifere nella parte meridionale del paese.
Situazione attuale
Rimane l'area di conflitto del Darfur. In questa zona i conflitti hanno origini remote e risalgono agli scontri fra le popolazioni nomadi arabe e le popolazioni stanziali africane per le risorse vitali come terra e acqua.
Nel febbraio del 2003 il conflitto crebbe dopo che le milizie del SPLM/A (Sudanese Liberation Movement/Army) e quelle del JEM (Justice and Equality Movement) attaccarono alcuni insediamenti governativi. Nell'aprile del 2004 Kofi Annan ricordò che il rappresentante delle Nazioni Unite locale utilizzò, per descrivere la violenza del conflitto, la definizione "pulizia etnica".
Il 23 dicembre 2005 il Sudan riceve la dichiarazione dello stato di guerra da parte del confinante Ciad. Secondo le autorità ciadiane, infatti, il governo sudanese sarebbe colpevole di alcune aggressioni avvenute presso villaggi di confine.

Openione sbagliata



News del 22-Feb-20087
_Opinioni
Le due superpotenze si contendono una terra ricca di risorse energetiche
Darfur e Usa contro Sudan e Cina
20/02/2008
Se sul fronte del nazionalismo kosovaro la contrapposizione è pressoché nulla ai piú miopi, sull'argomento Darfur risulta veramente troppo difficile negare il vero conflitto moderno: Usa e Cina si contendono il cuore dell'Africa.
Dopo l'altolà di Steven Spielberg che si è rifiutato di prestarsi a consulente artistico delle olimpiadi di Pechino e una feroce lettera di ben nove premi Nobel, finalmente la Cina si è sentita con le spalle al muro.
Il colosso orientale non puó piú far finta di nulla. A chiedergli una presa di posizione non è piú un folto gruppo di "fricchettoni" eternamente contrari ad ogni nuova forma di imperialismo. No. Stavolta si tratta di una lunga lista di nomi importanti a cui difficilmente si puó dir di no, o scrollare le spalle come a dire "che vuoi che possa fare?!?".
Il governo cinese ha annunciato l'invio entro la fine del mese di un suo rappresentante a Khartoum, la capitale del Sudan. Questo "inviato speciale" dovrebbe essere Liu Guijin, intervistato proprio stamattina sul China Daily dove in un'intervista al quotidiano ha dichiarato: "Le potenze occidentali possono esercitare un'influenza positiva sui quei leader ribelli, perché molti di loro vivono nelle capitali occidentali". Ieri, invece, il premier cinese aveva detto a quello britannico, Gordon Brown, che la Cina, con l'aiuto della Gran Bretagna, ha intenzione di "continuare ad adoperarsi senza tregua per arrivare a una soluzione appropriata della questione Darfur". I piú cinici sorridono. I piú sensibili impallidiscono. Specie se si tratta di persone che sanno come nella realtà sia proprio il governo cinese, attraverso lobby economiche, a finanziare l'esercito del governo centrale di Khartoum con le sue truppe sanguinarie dei Janjaweed.
La Cina si arrampica sugli specchi del Palazzo di vetro: ora vorrebbe sostenere di essere stata la prima ad aver inviato i propri militari a combattere per aiutare il Darfur, al fianco di Onu e Unione Africana.
E mentre l'Unicef lancia il grido d'allarme avvertendo che quella del Darfur è la crisi umanitaria piú grave del pianeta e che a rimetterci sono soprattutto i bambini. Mentre al confine col Ciad continuano a confluire i sudanesi del Darfur e i ciadiani che scappano dai bombardamenti (non si sa se di 'Ndjamena o Parigi), il rappresentante di Khartoum al tavolo dei negoziati di pace per il Darfur attacca a viso aperto l'America e schernisce il Segretario di Stato Usa Condoleeza Rice. "Puó leccarsi i gomiti, se pensa che Khartoum si inginocchi alle sue condizioni e accetti le sue pressioni o quelle della comunità internazionale", ha dichiarato Nafi Ali Nafi durante un comizio. La Rice una settimana fa aveva tentato la via della mediazione con il Sudan. Aveva inoltre sollecitato Khartoum ad applicare il Comprehensive Peace Agreement (l'accordo di pace con il sud del Sudan) firmato nel gennaio 2005 dopo 21 anni di guerra civile tra nord e sud del paese. Proprio Nafi compare oggi sul quotidiano "Sudan Tribune" in un'intervista in cui dichiara: "Il Sudan non volterà le spalle ai valori della sharia e alla propria sovranità".
Ora è guerra aperta anche all'alleanza Onu-Unione Africana e alla sua esile missione militare.
Parole Chiave: Sudan, Darfur, Pechino, Cina, Spielberg, olimpiadi, formiche
Autore: Valeria Brigida
Dico siamo Sudanese ma qui sopra la mapa indica che tutti i giacimento di petrolio sono a sud Kurdofan che cofine con il sud-sudan, sbagliata l'edea del giacimento di petrolio ma sembere dove ci sono interese di altri paese non filo americani i euoropei e americani contro la situazione economica ora del europei e molto peggiorata perche il maggiori sportazioni verso l'africa sono calati,